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by Gianni
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“Piciocus” in libreria a Oristano
“Piciocus” (Caracò edizioni) è arrivato alla terza edizione.
In libreria a Oristano, il 29 marzo scorso.
Con Paolo Maccioni, Silvia Sanna, Daniele Longoni, Enrico Pireddu.
La foto è di Giulio Gaviano.

giannizanata: Gianni mappe perù poetto rughe
by Gianni
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Limare
Rughe
Oggi non mi sento le solite rughe
sul viso
c’è qualcosa di diverso
di più esotico
tipo la mappa delle ande peruviane.

giannizanata: Cagliari Gianni linee Zanata
by Gianni
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Linee
Linee
A guardare certi programmi d’attualità in televisione ci si rende conto che la linea di confine tra finzione e realtà non è più una linea, è una zona grigia così ampia che persino a un esploratore munito di bussola e carte topografiche risulterebbe complicato non smarrirsi.

giannizanata: Cagliari Che Fine Hai Fatto Gianni Zanata
by Gianni
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Che fine hai fatto
Che fine hai fatto? Eh? Che fine hai fatto?
Tu, con le tue gambe da cartaginese.
E il tuo sedere asburgico. Bello. Tondo come una mela.
Che fine hai fatto? Eh?
Dimmi che fine hai fatto.
Mi hai lasciato una notte d’inverno. Faceva freddo e tirava vento. La città era deserta.
Quando mi sono svegliato, il mattino dopo, ho trovato sul comodino il tuo stuzzicadenti.
Uno stuzzicadenti. Ecco ciò che mi è rimasto di te.
Ti avverto: quando verrai a riprenderlo sarà ormai fuori uso.
Che fine hai fatto? Eh?
Me lo puoi dire?
Ho sempre pensato che avessi delle doti straordinarie.
Ho sempre pensato che fossi unica.
Ora sto invecchiando. E questo non ti appaia patetico.
La città continua a essere deserta, la gente non si prende sul serio.
Ma nessuno se ne rammarica.
Ogni tanto vado giù in centro. Passeggio, senza una meta precisa.
Salgo sugli autobus.
Se incontro qualcuno cambio marciapiede, mi allontano.
Poi però li sento. Li sento ridere alle mie spalle.
E tu non ci sei.
Che fine hai fatto? Eh?
Che brutta fine hai fatto.
giannizanata: Cagliari Gianni Piciocus reading Zanata
by Gianni
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“Piciocus” in tour: reading a Cagliari
“Piciocus” in Tour
Martedì 21 febbraio alle ore 20.00, nel Salone Parrocchiale della chiesa Santissima Annunziata, in viale Merello 5, a Cagliari, gli autori di “Piciocus” (Caracò editore) incontrano i lettori.
Organizza l’associazione culturale Karales.
giannizanata: Abate Caracò Floris Longoni Maccioni Piciocus Porto Torres Sanna Sassari Zanata
by Gianni
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“Piciocus” a Sassari e Porto Torres
“Piciocus” in Tour
Sabato 18 febbraio
Ore 17, Libreria Odradek, via Torre Tonda 42, SASSARI.
con Silvia Sanna, Paolo Maccioni, Gianni Zanata, Daniele Longoni.
Ore 20, Libreria Koinè, PORTO TORRES.
con Silvia Sanna, Paolo Maccioni, Gianni Zanata, Daniele Longoni, e l’intervento musicale di Gavino Fonnesu e Antonio Pitzoi.
giannizanata: Caracò Gianni Iglesias Piciocus Zanata
by Gianni
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“Piciocus” a Iglesias il 17 febbraio
“Piciocus” in Tour.
“Piciocus” è ospite della rassegna “Pomeriggi letterari con l’autore”, venerdì 17 febbraio alle ore 17.00 nella Biblioteca Comunale di Iglesias.
Interverranno gli autori: Francesco Abate, Gianni Zanata, Paolo Maccioni, Gianluca Floris e Silvia Sanna.
Fotografie di Daniele Longoni.
“Cinque racconti, cinque mondi, cinque avventure all’insegna di temi forti e profondi, come la purezza dei sentimenti o l’ineludibile perdita dell’innocenza.
Perchè se è vero che siamo stati tutti bambini e ragazzi, è altrettanto vero che pochi possono dire di essere stati piciocus”.
giannizanata: Buongiorno Gianni Gola Testa Zanata
by Gianni
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Good Morning
buon giorno, lo scrivo staccato, ma va bene anche attaccato, buongiorno, il significato è lo stesso, solo che a scriverlo staccato rende l’idea, buon da una parte, giorno dall’altro, ché le due cose possono stare insieme, oppure no, insomma, è come dire san remo anziché sanremo, tanto meno anziché tantomeno, lava stoviglie anziché lavastoviglie, è uguale, o una cosa del genere, comunque niente, era per dire che non ho trovato la mia testa, al risveglio, questa mattina, sul comodino, dove l’avevo lasciata ieri notte, prima di andare a letto, perciò sono un po’ preoccupato, non so dove sia finita, in genere la mia è una testa che se ne sta un po’ per i cazzi suoi, ma non si allontana mai senza lasciarmi un biglietto, un messaggio, qualcosa, torno subito, sono al bar, vado a prendere le sigarette, c’ho un vaglia da ritirare alle poste, cose così, invece niente, oggi niente di niente, perciò sono davvero in pensiero e, come se non bastasse, ho pure il raffreddore, il naso che cola, la gola catarrosa, e non sai mai cosa possa capitare a una testa che gronda moccio, in giro, chissà dove, nemmeno la sciarpa e il berrettino s’è presa, incosciente d’una testa, ma già mi sente quando torna, oh se mi sente, gliele canto proprio, stavolta.
Un Capitolo (1)
Lurido Tempo, oggi.
Mi sono alzato alle cinque del mattino.
Mi sono lavato, vestito, profumato.
Alle sei ero già fuori da casa.
E m’è venuto in mente un pensiero.
“Che rottura di coglioni”, ho pensato.
È buio quando monto in macchina, alle sei.
E dentro l’auto mi vengono in mente solo pensieri neutri.
Forse è per via del freddo. Fa freddo alle sei.
Certe volte fa molto freddo.
Per non annoiarmi, mentre sto in auto e guido, accendo la radio e ascolto il primo notiziario.
Nel frattempo gorgheggio.
Ascolto la radio e gorgheggio.
Ba-ba-ba-ba-ba-ba. A voce bassa.
Ba-ba-ba-ba-ba-ba. A voce più alta.
Ba-be-bi-bo-bu-ma-me-mi-mo-mu. A voce alta.
Ma-me-mi-mo-mu-mu-mo-mi-me-ma.
Ma-me-mi-mo-mu-mu-mo-mi-me-ma.
Ma-me-mi-mo-mu-mu-mo-mi-me-ma.
Vado avanti così per un po’.
I semafori rossi mi rendono nervoso.
M’innervosisco se un’automobile mi si affianca.
Stringo il cambio e guardo di lato con la coda dell’occhio.
Al volante c’è un ragazzo.
Dove cazzo vai, a quest’ora, eh?
Lui manco mi guarda.
Stai tornando a casa? A quest’ora?
Do un po’ di gas. Schiaccio la frizione.
Lui niente.
Ma va’, va’.
Va’ che è verde.
Ma-me-mi-mo-mu-mu-mo-mi-me-ma.
Ma-me-mi-mo-mu-mu-mo-mi-me-ma.
Ma-me-mi-mo-mu-mu-mo-mi-me-ma.
Al bar, alle sei del mattino.
Un cappuccino. Una pasta alla marmellata.
La tizia che mi serve il cappuccino è una testa di cazzo.
Su questo non ci piove.
Non la conosco. Ma è una testa di cazzo. Sicuro.
giannizanata: Gianni imputato prologo Zanata
by Gianni
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Un Prologo
Prologo
Tribunale.
Interno/mattina.
Brusio. Voci di sottofondo. Primo piano del Cancelliere.
– Signori, la Corte!
Silenzio nell’aula. Il pubblico in piedi.
La porta si apre accompagnata da un lungo cigolio.
È mezzogiorno, ma fa freddo.
Eccola, la Corte.
Tre giudici in toga nera. Entrano con passo misurato. Si siedono lentamente dietro un banco di legno scuro, alto e solenne come un monumento.
Al centro prende posto il Giudice Supremo.
È anziano, il viso rugoso e gli occhi cerulei e severi.
Sotto il cappello spuntano ciuffi bianchi e ribelli. Gli tremola una mano.
Alla sua destra siede il Giudice Sinistro, uomo calvo, di mezz’età, dal naso adunco e le orecchie grandi come padelle.
Alla sinistra del Giudice Supremo siede infine il Giudice Destro, il più giovane dei tre, paffutello, le labbra carnose e una fossetta sul mento che sembra un culo in miniatura.
Anche gli avvocati e la pubblica accusa prendono posto.
– Imputato! – urla il cancelliere. – Si alzi!
L’imputato si alza a fatica, i muscoli delle gambe sono rattrappiti. Si sorregge sui gomiti e si rivolge al Giudice Supremo.
– Vostro Onore – dice.
Lui lo guarda impassibile.
– Imputato! – urla nuovamente il cancelliere. – Si dichiara colpevole?
L’imputato prende fiato. Lotta con un fastidioso senso di stordimento.
– Sì, – dice, – ma si è trattato di legittima difesa.
Il tono della sua voce è malinconicamente ironico.
Primo piano dell’imputato.
Dissolvenza in nero.
Musica.
Titoli di testa.



