Cadono bottiglie.

Ieri, fermata Ctm.
I due, entrambi sulla trentina avanzata, aspettano in piedi al riparo della pensilina.

– M’anti cuccau.
– I controllori?
– Eja.
– A fine anno fanno cassa. Ladrònisi.
– Ladrònisi è pagu. Inza’ d’appu nau: oh, la ghe seu disoccupau, se avrei avuto i soldi del biglietto già te lo pagavo.
– Deu puru seu disoccupau.
– Sa colpa è da sa Regioni. Se sono disoccupato mi devi garantire. L’autobus mi ddu deppis donai aggratis.
– Ci poris contai.
– S’atra dì sono andato al supermercato e ho preso un panettone e uno spumante. Esco e mi si rompe la busta.
– Cess.
– Asco’, si è rotta la bottiglia. Allora sono andato dal tipo della cassa e gli ho detto: oh, me ne devi dare un’altra.
– E issu?
– Issu nudda. Non me l’ha data.
– Pezz’e mmerda.
– Si mettono per sette euro di spumante.
– Pezz’e mmerda.
– Ma già ci torno e gli rompo una bottiglia d’olio.
– Gli dici ched’è caduta mentre la prendevi.
– Eccertu! Era scivolosa, cosa da dirmi hai?
– C’hai un problema alla mano.
– Eja. Non fa presa. C’ho l’altrosi alle dita, gli dico, quindi?
– Beni fattu.
– …
– …
– Sta arrivando?
– Eja. L’uno.

I due salgono e si siedono in fondo. L’autobus riparte, avanza una decina di metri e si ferma. Si aprono le portine e salgono i controllori. Una voce urla dal fondo: “E lascallònisi!”.

 

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