Cose che ho pensato (quarantadue).

219.
Una volta ho pensato di andare a lavorare in Belgio. In Belgio ci sono già stato, nell’ottantotto. Quell’anno lì succede che vado a Bruges insieme a una ragazza che conosco da un paio di settimane, o anche meno, una con la quale vorrei fidanzarmi. Ma una volta arrivati a Bruges lei si invaghisce di un musicista turco, un violinista che suona nell’Orchestra filarmonica. Ci rimango male, molto male. Lei si chiama Nilla e, a parte tutto, un po’ mi vergogno di uscire con una ragazza che si chiama Nilla. In genere la chiamo Cicciosa o Polpettina, perché è grassottella e ha gli occhi a forma di spicchi d’aglio. La mattina che mi racconta del musicista turco siamo in un bar vicino alla stazione e a un certo punto, mentre sorseggiamo un tè bollente e intorno a noi si è fatto un silenzio inconsueto, la guardo negli occhi e le dico:
Sai, Nilla, a prescindere da questa cosa del musicista turco, e sappi che sono felice per te, io rispetto la tua scelta, la voglio rispettare, però, vedi, non posso dire che non mi dispiaccia, sarei un idiota, e io so che non mi consideri un idiota, di questo ne abbiamo già parlato, ma, capisci, c’è una cosa che volevo dirti da un po’, e io so che apprezzerai la mia sincerità, Nilla, so che non me ne vorrai, ma, vedi, io penso che tu abbia un nome orrendo, proprio brutto, perché Nilla è davvero un nome imbarazzante e, credimi, non ho alcuna intenzione di offenderti, vorrei che questo fosse chiaro.
Glielo dico con un tono di voce molto rilassato e lei rimane impassibile a ascoltare, non batte ciglio. Poi all’improvviso si alza e se ne va, senza neanche dire ciao o cosa, lasciandomi il conto da pagare. Ecco. Non c’è molto da aggiungere, se non che aveva una bella bocca, Nilla. Da quel giorno lì, comunque, non l’ho più vista né sentita. Non l’ho più incontrata ma ho saputo che vive a Roma e lavora in una clinica per cani e gatti. Magari un giorno potrei portarci Marcel Proust, il cane di Arturo, che ogni tanto soffre di diarrea. Oggi è il compleanno di Marcel Proust. Io e Arturo gli abbiamo regalato una piscina pieghevole. Secondo me ha apprezzato il pensiero.
 

 

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