Cose che ho pensato (trenta).

171.
Una volta ho pensato di essere un barattolo di confettura. Arturo mi aveva tenuto tre mesi in frigorifero. Poi dentro il barattolo si era formata della muffa. Arturo si era seccato, nel vedere tutte quelle chiazze bianche e grigie. Una mattina mi aveva portato al supermercato e mi aveva sistemato tra gli altri barattoli di confettura, quelli ancora sigillati. A me durante la notte mi era venuto un gran prurito per via della muffa.

172.
Una volta ho pensato di stare zitto. Non parlavo. Ascoltavo e basta. Ero rimasto zitto per tre settimane. Poi un pomeriggio mi avevano chiamato per fare un discorso al cineforum. Ma non era me che cercavano, si erano confusi con un tale quasi omonimo. Alla fine si erano scusati per il disguido. Erano davvero mortificati.

173.
Una volta ho pensato di essere un ballerino russo. Danzavo la mattina dalle nove a mezzogiorno, e poi il pomeriggio dalle quindici alle diciotto. Marcel Proust, il cane di Arturo, in quel periodo se ne stava accucciato in poltrona e mi fissava in continuazione.

174.
Una volta ho pensato di essere un brodo di pollo. Quell’anno lì, d’inverno, non aveva fatto altro che piovere. Il brodo di pollo piaceva un po’ a tutti, anche a Marcel Proust.

175.
Una volta ho pensato di aspettare. Non facevo altro che aspettare. Aspettavo a teatro, alla stazione, in biblioteca, all’angolo di via Sonnino, dal medico, dal panettiere, dall’agente immobiliare, alle poste, al semaforo, davanti alle vetrine, al bar, in chiesa, all’edicola, al museo. Aspettavo d’estate e anche d’inverno. Aspettavo che piovesse. Aspettavo che arrivasse qualcuno. Aspettavo un po’ per disperazione, un po’ per noia, un po’ per il piacere di aspettare. Aspettavo in bagno. Aspettavo che passasse. Aspettavo che almeno ridesse. Aspettavo perché non era puntuale. Aspettavo senza sapere di aspettare. Aspettavo le parole. Aspettavo le stagioni e le nuvole. Aspettavo una possibilità. Non potevo vivere senza aspettare. A volte non aspettavo nessuno. Aspettavo e basta.

 

ciococicci

nella foto, ciococicci

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