Gechi.

Non ci sono più i gechi di una volta.
Oggi i gechi vogliono far politica. Vogliono lucidarsi le zampe con la brillantina. Tirar sassi a pelo d’acqua. Abbonarsi a Rolling Stone.
No, non ci sono più i gechi di una volta.
Quando bastava fischiettare un motivetto perché il mondo diventasse un enorme profiterole farcito alla crema di whisky. Quando era sufficiente un gol di Cruijff per dimostrare agli atei l’esistenza di Dio, di un Dio che di calcio perlomeno se ne intendeva.
Sono andati, quei tempi. E con loro i gechi di una volta. Poeti di un abisso che divorava ansie e frustrazioni.
Oggi i gechi vogliono sentirsi liberi come buchi nel formaggio, leggeri come urina d’angeli, tonici come compresse di guaranà.
Gechi omologati, gechi prolissi.
Non ci son più poeti. Son rimasti gli abissi.

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