Giorno 10.

Oh Sister” è una canzone che mi ha sempre fatto pensare alla sorella maggiore che non ho mai avuto. Alla sorella che mi sarebbe piaciuto avere, per rifugiarmi in un abbraccio benevolo nelle notti tristi d’inverno o per specchiarmi in uno sguardo complice nel tramonto di una serata estiva. Fratello e sorella, come il violino e l’armonica, che duettano dolcemente tra un verso e l’altro. “Oh Sister” è una canzone che mi fa pensare alle mattinate della mia adolescenza. “Desire” è stato il mio primo Dylan, il mio primo album di Dylan. All’epoca comprai la musicassetta, perché il giradischi era rotto. Quel nastro l’ho ascoltato tante di quelle volte che devo averlo consumato, fino a renderlo quasi inservibile. Adesso non ce l’ho più. Una volta lo prestai a un amico e non l’ho più rivisto. Il nastro, non l’amico. Non l’ho mai chiesto indietro. Mi piace immaginare che sia ancora da qualche parte, chissà dove, che stia vivendo una vita tutta sua, fatta di sabbia calda e sorrisi rubati, di autobus e fermate, di corse e di malinconie, di risate e cazzate, di armoniche e violini che non la smettono di suonare.
Questo, più o meno, era il giorno 10.







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