Giorno 20.

Sembra che nella Grecia antica, forse nel 1200 o 1100 avanti Cristo, sia vissuto un Re di nome Nannaco. Di lui si è sempre saputo poco o nulla. All’epoca i mezzi di comunicazione erano inadeguati. Uno dei pochi che ha prestato attenzione alle vicende di Nannaco, molti anni dopo la sua scomparsa, è un poeta che si chiamava Ipponatte. Ipponatte è passato alla storia perché si dice che sia stato il terzo dei poeti giambografi, dopo Archiloco e Semonide. Gli scritti di Ipponatte, così affermano gli studiosi, avevano un taglio scommatico, o scoptico che dir si voglia. Erano versi nudi e crudi, satirici, acidamente burleschi e violentemente canzonatori. Ipponatte era un tipo assai triviale e amaro. Si presentava come miserabile ma non lo era. Se la tirava un po’ e gonfiava la sua rabbia. Era tutta una posa, insomma. Voleva soltanto fare impressione. Oggi Ipponatte sarebbe né più né meno una macchietta da cabaret, un fenomeno transitorio.
Anche il giorno 20 è stato così: transitorio.






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