Giorno 6.

Il giorno 6 è il giorno 1 dell’anno nuovo. E infatti tutto mi sembra nuovo quaggiù, anzi, nuovissimo. L’aria è nuova, anzi, nuovissima. Il cielo è nuovo, anzi, nuovissimo. I palazzi sono tutti nuovi, anzi, nuovissimi. Ma che bella casa nuova! Anzi, nuovissima. Anche i libri sugli scaffali della libreria mi sembrano nuovi, anzi, nuovissimi. Anche gli occhiali che ho appena ritrovato sotto il cuscino del divano mi sembrano nuovi, anzi, nuovissimi. Perfino il portapenne mi sembra nuovo, anzi, nuovissimo. Ci sono tante cose, dentro questo portapenne, tante cose nuove: un paio di forbici, una graffetta, due matite corte, una matita lunga, una matita lunghissima, un biglietto da visita di un’azienda agricola, tre penne con l’inchiostro blu, due penne con l’inchiostro nero, di cui una senza tappo e smangiucchiata, una penna con l’inchiostro rosso, una pinza con i manici arancioni, una pinza senza manici, un aggeggio per togliere i punti della cucitrice, un rotolo di nastro adesivo, un pennarello nero e un tubetto di attaccatutto che forse non attacca più niente. Tutto ciò mi sembra nuovo, anzi, nuovissimo. E allora ho deciso che questo pomeriggio aprirò le finestre e mi metterò a fischiettare un motivo nuovo, anzi, nuovissimo. Fiiiuuu, fiiii, fiii, fiiiii, fiuuuuu, fiuu, fiuuu, fifififiiii. Oggi, stranamente, concordo parola per parola con quello che sto pensando. Il calendario appeso al muro è vecchio, anzi, vecchissimo. Devo ricordarmi di riporlo in un cassetto. Quest’anno nuovo devo ricordarmi anche di non usare più il verbo riporre. E il verbo rispedire. E anche qualche altro verbo che però adesso non mi ricordo. Quest’anno nuovo, anzi, nuovissimo, voglio regalarmi una poesia foderata di morbida alpaca per rintanarmi nei momenti degli addii, dei saluti affettuosi o degli accenti sbagliati. E anche un vestito decoroso color salmone che indosserò nelle occasioni faccia-a-terra o in posizione piede-braccia-piede. Il 9 gennaio del 1985 a Cagliari nevicava. Me lo ricordo come se fosse oggi. Quella notte avevo bevuto e fumato un po’ troppo. Era il giorno 9 di un anno nuovo, anzi, nuovissimo. Qualche mese dopo, le radio iniziarono a trasmettere We Are The World, composta da Michael Jackson e Lionel Richie. Noi siamo il mondo, cantavano. Devo dire che questo giorno 6, per via di certi pensieri che ogni tanto bazzicano dentro la mia testa, la cosa importante è che non mi si girino troppo i coglioni.





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