I gesticolamenti della Storia.

Ieri notte mio figlio mi ha detto che aveva appena visto una donna che cercava di acchiappare con un lenzuolo bianco un gabbiano nel cortile del palazzo di fronte. Gli ho detto che mi sembrava una cosa strana. No, no, mi ha detto lui, è proprio così. E mi ha fatto vedere un video che aveva girato qualche istante prima col telefonino e in questo video si vedeva una donna che agitava un lenzuolo bianco e rincorreva un gabbiano in fuga sotto i pilotis del palazzo di fronte. Era una cosa strana, comunque. Poi stamattina ho incrociato per strada un tizio alto e muscoloso che parlava al telefonino e diceva “Guarda, sono incazzato come un drago. Stavolta mi comprometto, giuro che stavolta mi comprometto”, ma lo diceva con un tono molto pacato, quasi disinteressato. Era una cosa strana, comunque. Poi ho girato l’angolo e ho incrociato una donna in canottiera e una massa di capelli scuri tenuti su con una grande molletta rosa e parlava al telefonino e diceva “Auguri! E allora? Quanti ne abbiamo compiuti? Sessanta? Sì, sì, itta cinquantanove! Sessanta sono! Tocca, baccaga’!”. Anche questa era una cosa strana, comunque. E mi sembra che le cose strane siano in aumento, forse per colpa dei telefonini, o forse no, perché a pensarci bene ogni epoca storica è stata contrassegnata da cose strane. Negli anni settanta, per esempio, nel cortile sotto casa mia nei pomeriggi estivi capitava di trovare questo tizio, avrà avuto trent’anni, che si metteva in un angolo, la faccia rivolta al muro, e poi tirava fuori l’uccello e si sparava una sega.

 

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