Il quinto dell’anno.

Ieri mattina ho incontrato A. e gli ho detto “Buon Anno” e poi ho aggiunto “Ma non è che cambi molto, eh”, e a parte tutto avrei voluto spiegargli che in realtà gli anni non esistono, cioè, esistono ma non in quel senso, che in fin dei conti si tratta sempre dello stesso anno, non esiste discontinuità tra un anno e l’altro, è solo il fluire del tempo, i secondi, i minuti e le ore che si susseguono, senza soluzione di continuità.
– Eh, c’hai ragione. Gli aumenti, altro che anno nuovo – mi ha detto lui.
Avrei voluto spiegargli che la concezione del tempo è un mistero.
– Eh, ci fanno pagare tutto il doppio, i sacchetti, le elezioni, le banche, altro che anno nuovo.
Avrei voluto spiegargli che da un punto di vista teorico e filosofico tutto è possibile, che non sappiamo nulla, del tempo, che è una convenzione, e tutto il resto.
– Eh, la benzina, il telefono, le sigarette, è tutta una truffa, altro che anno nuovo.
Avrei voluto spiegarglielo. Se fossi un filosofo, un fisico o un matematico, forse avrei saputo spiegarglielo. Forse. E comunque non ho detto niente. Non c’era molto da dire. Però poi, tra me e me, l’ho mandato a cagare. Lui e tutto il resto.

 

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