Jazz a Cagliari. C’è del nuovo in città.

In questi giorni a Cagliari è stata presentata la nuova collana discografica “Jazz in Sardegna” dell’etichetta cagliaritana S’Ardmusic.
Si tratta di un nuovo catalogo nato con l’obiettivo di dare visibilità al fermento musicale e ai movimenti locali jazzistici.

Sul tema avevo scritto un pezzo, un paio di mesi fa, pubblicato su “The Jazzine“, il magazine ufficiale dell’European Jazz Expo’ di Cagliari.
Lo ripropongo qui, con il benestare dei responsabili del magazine.

Il titolo è: “C’è del nuovo in città”.

 

C’è un bellissimo disco di Bob Dylan che non c’entra nulla col jazz ma che ha rivoluzionato il rock, e il cui titolo rende l’idea: Bringing It All Back Home, “Riportando Tutto A Casa”.
Vale a dire: niente è meglio del passato, a volte, per costruire il futuro.

Il passato dell’European Jazz Expo’ si chiama “Jazz in Sardegna”, e non è un passato qualsiasi, come ben sa il pubblico cagliaritano. Proprio dai festival che per oltre un ventennio hanno spopolato in città si può ripartire allora per raccontare ciò che bolle nella nuova pentola del jazz di casa nostra.
Chissà che cosa saremmo, oggi, se nella primavera del 1980 un pugno di appassionati di jazz non si fosse preso la briga di trascinare, al Teatro Massimo, prima l’Art Ensemble of Chicago e, qualche tempo dopo, Sun Ra e la sua Arkestra.

“Devo tutto a quei primi concerti. Se sono diventato un musicista è proprio grazie a quelle memorabili serate”, dice Andrea Morelli, sassofonista, leader del Mogase Trio, nonché fondatore e animatore del Casteddu Jazz Lab, collettivo di musicisti nato nel 2010 con l’intento di approfondire lo studio del jazz attraverso l’estetica del Be Bop. “Rimasi folgorato”, aggiunge Morelli, “con il primo stipendio comprai un sax e iniziai da autodidatta, il jazz divenne la mia musica”.

Anche sull’onda di quegli eventi, Cagliari si affermò come una scena molto attiva. Billy Sechi, Piero Di Rienzo, Massimo Ferra, Antonello Solla, sono soltanto alcuni dei nomi che affiorano nei discorsi di chi all’epoca c’era e alimentava un fermento davvero inusuale per la città, per la Sardegna.

“Eravamo in pochi, era faticoso trovare spartiti, registrazioni”, ricorda Massimo Tore, docente ai corsi di jazz del Conservatorio di Cagliari e componente dei Lov’n Jazz Quartet (Just one of those things, interamente dedicata a Cole Porter, è la loro ultima fatica discografica). “I primi festival sono stati fondamentali”, aggiunge, “abbiamo avuto il privilegio di confrontarci, o addirittura di suonare con musicisti più affermati”.

Ricordi più sfumati, quelli di Gianrico Manca.
“Ero un bambino”, dice, “mio padre, cantante jazz, mi prendeva per mano e mi portava alla Fiera a sentire Dizzy Gillespie, Chick Corea, Don Cherry. Semplicemente straordinario. Sono cresciuto a pane e jazz, cos’altro avrei potuto fare nella vita, se non il musicista?”.

Gianrico Manca, batterista, fulcro del progetto The Wrong Side, ha appena inciso un disco per l’etichetta S’Ardmusic. È un lavoro che fa da apripista a una nuova collana, chiamata non a caso “Jazz in Sardegna”.
Un filo rosso lega la collana discografica alla rassegna cagliaritana.

“L’intento è proprio quello di riprendere e di consolidare ciò che Jazz in Sardegna ha promosso in trent’anni di attività”, spiega Michele Palmas, numero uno di S’Ardmusic. “Vogliamo dare spazio ai movimenti e alle tendenze locali”, aggiunge, “produrre artisti e progetti originali che faticano a trovare una vetrina e una dimensione editoriale nel panorama italiano e internazionale”.  La distribuzione targata Egea è un’ulteriore garanzia.

Ma i cd da soli non bastano. I musicisti sono notoriamente affamati di spazi, di luoghi dove poter suonare. E Cagliari ne avrebbe bisogno di nuovi e di più funzionali.
Tra i più significativi oggi ci sono il Jambalaya e, soprattutto, l’Old Square dove è in pieno svolgimento la rassegnaHush ! con la direzione artistica della cantante Francesca Corrias.

“La nostra filosofia è semplice”, dice, “offrire al pubblico musica di qualità e, allo stesso tempo, garantire ai musicisti uno spazio ideale per il loro lavoro. Un ambiente appropriato, un buon fonico, massima libertà artistica: è tutto ciò che serve a chi suona, e Hush! sta dimostrando che si può fare”.

La nuova scena cittadina, dunque, è alimentata da una vivacità che non è più sottotraccia.
“Ci sono molti autori originali, molti dei quali sconosciuti”, sostiene Massimo Tore. Anche chi ha preferito trasferirsi all’estero per lavorare, come il contrabbassista Sebastiano Dessanay (il suo ultimo lavoro discografico, Songbook Volume Two, in trio con Alessandro Di Liberto e Pier Paolo Frailis, è un omaggio alla tradizione del jazz e alla Sardegna) quando può ritorna, perché fortemente incuriosito dalla vitalità delle nuove band.

“Bisogna andare oltre il mainstream”, dice Andrea Morelli, “non mancano i giovani capaci di osare, diamo loro un po’ di fiducia”. Gli fa eco Gianrico Manca. “Prendiamo esempio da ciò che accade oltre confine”, suggerisce, “il jazz è più vivo che mai”. Sulla stessa lunghezza d’onda Francesca Corrias. “Ci sono tanti nuovi talenti da valorizzare, tante nuove idee”.

Sembra di capire, insomma, che i progetti abbiano solo bisogno di crescere. Che le basi per fare di Cagliari un punto di riferimento del nuovo jazz italiano siano già solide. Non resta che aspettare. Con ottimismo.

(The Jazzine, settembre 2012)

 

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