L’Africa, il petrolio e lo chauffeur.

Cagliari, ore 9 e 15. L’autobus è semivuoto. I due sono seduti uno di fronte all’altro.

– E tu di dove sei? Nigeriano?
– No. Io del Ghana.
– Eh. Deu seu pensionau.
– Pensione. Sì. Io capito.
– Bravo. E che cosa ci fate voi qui? Sai lavorare? Guarda che qui lavoro non ce n’è.
– Sì. Niente lavoro. Io capito.
– Bravo. Devi imparare un lavoro. Il calzolaio. Il muratore. Il ferraiolo. Lo chauffeur. Sai cos’è lo chauffeur?
– Sì. Chauffeur. Io capito.
– Qui non ce n’è più lavoro. Ma lo sai che qui in Italia la gente ha cinque lauree e non trova lavoro? Dovete darvi da fare voi, altroché. Qui non ce n’è lavoro. E allora vi rimandiamo a casa.
– No casa. Niente lavoro.
– Bravo. Perché siete venuti qui? Guarda che in Nigeria si sta bene. C’è il petrolio. Perché ve ne andate dalla Nigeria, eh?
– Io del Ghana. No Nigeria.
– …
– …
– Guarda, guarda! Li vedi quelli dei parcheggi? Tutti della Somalia sono.
– No. Senegalesi.
– No. Sono della Somalia. Dell’Eritrea.
– No! Senegalesi!
– Bravo. Voi venite qui. Ma qui non ce n’è lavoro. E allora vi rimandiamo a casa, in Nigeria.
– No Nigeria. Io del Ghana.
– E adesso dove vai? A passeggiare in via Roma. Senza far nulla. Devi lavorare, altroché.
– No lavoro.
– Non ce n’è più lavoro. Nemmeno per gli italiani. Finito. Vi rimandiamo a casa.
– Niente lavoro. Io capito.
– Eh. Così è. Con tutto il petrolio che avete. In Nigeria te ne devi tornare.
– No Nigeria. Io del Ghana!
– Bravo. E perché sei venuto qui? Non si sta bene in Nigeria?
– Io scendere alla prossima.

 

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