Le cerimonie del buongiorno.

A quanto ho potuto appurare, erano in due e sono arrivati a bordo di un camioncino, questa mattina alle 7 e 45, minuto più minuto meno. Erano armati di tutto punto. Hanno parcheggiato e si sono diretti verso il giardino. Uno imbracciava un tagliasiepi elettrico e aveva con sé anche un potatore, sempre elettrico. L’altro, munito di visiera e paraorecchie, stringeva tra le mani un soffiatore trituratore, un arnese più simile a un lanciafiamme che a un attrezzo per il giardinaggio. A quanto ho potuto appurare, alle 8, minuto più minuto meno, hanno iniziato a recidere, sfrondare, cimare, sbuffare, spuntare, sgambare, rimuovere, falciare, amputare e tagliuzzare. Nello stesso istante, alle 8, minuto più minuto meno, ancora dormivo, forse sognavo. Il rumore assordante mi ha scaraventato dentro la realtà. Ho aperto gli occhi, ho sollevato la testa dal cuscino e ho pensato dei pensieri che non avrei voluto pensare. Non a quell’ora del mattino. Poi qualcuno, da qualche parte, non si sa dove, deve aver detto “Buongiorno”. Allora mi sono alzato, sono andato in bagno e mi sono guardato allo specchio. Erano le 8 e 15, minuto più minuto meno. A quanto ho potuto appurare, avrei borbottato “Buongiorno un grandissimo cazzo”.
 
 

 
 

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