“Le giovinezze di Daniel Abagiu”.

“Con ancor più rispetto abbiamo guardato Sole. Il tizio ci ha raccontato che gli erano morti il figlio e la moglie. E non in un modo qualsiasi: la moglie con il figlio nel ventre. Che è stato un uomo finito, che ha provato anche a suicidarsi (e ci ha mostrato, come prova, una cicatrice sul polso), che, in ogni caso, ora vive solo in virtù dell’inerzia.
Terribile! Così giovane e la vita che ti colpisca in un simile modo!
Nei giorni a seguire avremo avuto l’occasione di notare, nella sua stanza, sopra il letto, la foto di una ragazza. “Mia moglie, un mese prima che morisse” – ce la presentava.
(…)
L’infelice raccontava a tutti la sua tragedia e, in breve tempo, tutti i compagni del nostro anno avevano compreso che uomo speciale avevano sotto tiro. Un uomo che aveva lottato a mani nude col destino.
Dopo qualche mese abbiamo scoperto che il tizio fantasticava. Alcuni avevano anche visto la ragazza della foto. Viva e incolume. E la cicatrice sul polso era stata fatta, secondo alcuni, durante una sbornia, quando si era tagliato con una bottiglia rotta. Il tizio restava tuttavia uno speciale, dotato, se non con un destino glorioso, almeno con una fantasia d’eccezione, così come sta bene a un uomo di cultura”.

[da “Le giovinezze di Daniel Abagiu” di Cezar Paul-Bădescu, CIESSE edizioni, 2014, pagina 33, traduzione di Irina Turcanu.
Il romanzo è stato pubblicato in Romania con il titolo originale “Tineretile Lui Daniel Abagiu”, Editura Polirom, 2004].

 

Cover_Le_giovinezze_di_Daniel_Abagiu

 

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