L’una di fronte all’altra.

“Un giorno, quando avrò una casa con una grande stanza dalle pareti nude, voglio comporre un’immensa tabella o grafico che illustri meglio di qualsiasi libro la storia dei miei amici, e un’altra che racconti la storia dei libri della mia vita. Una per parete, l’una di fronte all’altra, che si integrino a vicenda, che si annullino a vicenda. Nessuno può sperare di vivere abbastanza a lungo da esprimere questi eventi, queste insondabili esperienze, in parole. Lo si può fare soltanto simbolicamente, graficamente, come le stelle scrivono il loro costellato mysterium.
Perché parlo così? Perché durante questo periodo – troppo da fare, troppo da vedere, da gustare, e via dicendo – il passato e il futuro convergevano con tanta chiarezza e precisione che non solo gli amici e i libri, ma le creature, gli oggetti, i sogni, gli eventi storici, i monumenti, le strade, i nomi delle località, le passeggiate, gli incontri, le conversazioni, le fantasticherie, i mezzi pensieri, tutte le cose si mettevano nitidamente a fuoco, si spezzavano in angoli, abissi, onde, ombre, rivelandomi in un’unica trama armoniosa e comprensibile la loro essenza e il loro significato”.

[“Paradiso perduto“, di Henry Miller, pagine 32-33, Einaudi, 1961, traduzione di Vincenzo Mantovani. Titolo originale “A Devil in Paradise“, New Directions, 1956]


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