Ma quando?

Cagliari, autobus, linea 5.
La ragazza stringe il telefono in una mano e con l’altra si sistema gli auricolari, li attorciglia, li sbroglia, li attorciglia di nuovo. Un po’ parla sottovoce, un po’ urla. Ogni tanto sbuffa.
– Potevamo fare tutto quello che volevamo. Tutto, potevamo fare. E invece sono uscita. Da sola. Sono andata in giro. Da sola. In giro. E non ho fatto un cazzo. Mi sono persa in viale Trieste. Mi sono persa. Potevo restare a letto fino a mezzogiorno. Potevo restare. Eh? Lo so. Ma voi volevate giocare a pallone. Certo. A pallone. Che poi a me. A me. Lasciami parlare. A me. A me. Ma che cazzo stai dicendo. Secondo te non è perdere tempo? Ho perso tempo, sì. E non era un’ora e basta. No, non è come dici tu. Non era un’ora. Sì, sì. Ma quando? Sì, sì. Ma quando? Certo. Certo. Ascu’, la sai una cosa? Non ho più voglia di parlare. 
Al che si mette a sbuffare, si toglie gli auricolari e spegne il telefono. Lo riaccende. Lo spegne di nuovo.
 

 

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