Mandanti morali.

Nei giorni scorsi faceva freddo e ho notato che sull’autobus la gente se ne stava per i cazzi suoi, avvoltolata in sciarpe, guanti e cappotti, non aveva molta voglia di parlare, di commentare o di. Aveva lo sguardo perso nel nulla siderale. Oggi che l’aria è più calda, già mi sembra più vispa, la gente, più reattiva. Stamattina l’autista della linea 5 ha evitato per un soffio di schiantarsi contro un’auto che prima ha sorpassato sulla destra, poi si è infilata di traverso e infine ha inchiodato al semaforo costringendo l’autobus a una frenata brusca. L’autista ha strombazzato con il clacson, quattro, cinque, sei volte. Ampio e articolato, il dibattito tra i passeggeri.
– Pezz’emmerda!
– Donàddi una collàra!
– Ma l’hai visto cos’ha fatto?
– Scendi e sfòddalo!
– Una collàra e gei di pàssara sa gana.
– Castìaddu. Balossu.
– Deppiressi drogau ad anfetamine.
– Mancu unu vigili. Candu sèrbinti…
– Una collàra!

 

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