Ragionamenti.

Cagliari, autobus, pomeriggio inoltrato. Due tizi sui trentacinque ragionano a voce alta.
– Custa cosa de su traballu esti unu casinu.
– Eh.
– Tottus continentalis, funti. Is sardus no tèninti gana ‘e traballài.
– Va’ a vedere in campagna. Scetti nieddus.
– In bidda no. Non di òlinti.
– Loro si accontentano.
– Chi?
– Is nieddus.
– Eh.
– Noi, invece, boh. Siamo tutti scemi.
– Mi fanno ridere quelli che dicono “Va’ a raccogliere pomodori”. Ma cosa ne sanno?
– La ghi d’appu fattu, candu femmu piciocheddu. Già non era così difficile.
– Ascu’, io andavo a Santa Margherita, quand’ero ragazzo e c’avevo la fidanzata lì. Oh, già non era così faticoso, a raccogliere.
– È che bisogna essere pagati.
– E certu. Io, per 35 euro, col cazzo che ci vado. E poi comunque devi essere assicurato e tutto.
– Quand’ero a Calangianus, per il taglio del sughero, prendevo 120 euro. D’ogna dì. Naramì pagu.
– Eh, ma è un lavoro diverso. Ti dèppis fai su mazzu.
– Leggisceddu?
– Lèggiu mera.
– Oh, devo scendere alla prossima. Ciao.
– Va bene. Ciao. Oh, grazie per avermi aiutato a struppiài cussu tipu. Mi fìara stressendi.
– Ebba’, no ri preoccupisti. Ti nau scetti una cosa: chi agisce non tradisce.
– Eia. Ciao.
– Ciao, ciao.

 

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