A proposito di tutto ciò di cui avremmo bisogno.

Dicono che a momenti arriverà un anno nuovo.

Io non son d’accordo. Penso che a momenti arriverà un nuovo anno. Che non è la stessa cosa, son due cose diverse. Un conto è un anno nuovo, un altro è un nuovo anno, non per fare il pignolo, anche se un po’ lo sono, pignolo, ma giusto un po’, un pignolo alla buona, s’intende, di quelli che non è che son malato di pignoleria, tutt’altro, ma certe cose vanno precisate. Tant’è che io, alla storia che a momenti arriverà un anno nuovo, non ci credo. Penso che alla fine arriverà soltanto un nuovo anno, un altro di quegli anni lì, uno dei tanti che non si sa più da quant’è che continuano a spacciare come nuovi, a dirci che tutto cambierà, che tutto sarà diverso. Spacciano roba che in realtà ci prendono in giro, tanto lo sappiamo che questi anni che dicono che son come nuovi, poi nuovi non lo sono affatto.

Dentro quest’anno nuovo, che nuovo non è, dicono che a momenti ci saranno le elezioni nuove. Dicono. Ma è chiaro che non andrà così. Le elezioni, come l’anno che verrà, come il nuovo che non è nuovo, se uno sta lì a veder le cose, dalla distanza giusta, non saranno mica nuove. A veder le cose, dalla distanza giusta. Altr’anno, altre elezioni. E via. Che, a dirla con il mio amico Antonio, gira e rigira, saranno le stesse elezioni nuove di sempre, in un anno che sarà lo stesso anno nuovo di sempre: diverso, perfettamente uguale. Che se solo mi capitasse di incontrarne uno, di quelli che son malati di pignoleria, e gli dicessi che sta per arrivare un anno nuovo, son convinto che lui prima mi guarderebbe in cagnesco, e dopo mi domanderebbe: senti un po’, ma che cos’hanno, di diverso, il nuovo vecchio e il nuovo uguale?
E non lo so, giuro, non saprei cosa rispondere, al pignolo malato di pignoleria.

Dicono che a momenti arriverà un anno nuovo.
A momenti. Però.

Io, di anni nuovi che sono arrivati veramente, me ne ricordo ben pochi.
Forse quell’anno lì che siamo andati a festeggiare in una miniera abbandonata, eravamo in parecchi, quell’anno lì, che era l’anno che la notte prima dell’anno nuovo siamo andati a far spesa giù in paese e di rientro siamo usciti di strada con la R5 di Sandro, anche se forse non era proprio una R5, e forse non era nemmeno la R5 di Sandro, ma ha poca importanza, ne aveva ancora meno quella notte, che era l’ultima notte dell’anno, dritti in cunetta, con una discreta eleganza, direi, fuori strada, ma con un’eleganza d’altri tempi, una compostezza che non so se fosse per il vino o per altre cose che anche all’epoca erano illegali, in una delle cunette più divertenti che abbia mai conosciuto, in una notte d’un anno vecchio tra le più divertenti che abbia mai vissuto, alla fine di un anno vecchio, ma non così vecchio da buttar via, un anno gonfio di risate e di musica e di speranze che poi pian piano son svanite.
Non so dove.

Non so come. Però.
Dicono che a momenti arriverà un anno nuovo.

Un anno che non so come sarà, un altr’anno, un altro ancora, ma tra le tante cose che ho letto sui giornali, in questi giorni di un anno che tra un po’ non ci sarà più, ce n’è una che m’ha colpito, anzi due.
La prima notizia è che l’India, la più grande democrazia al mondo, è considerata la nazione del G20 dove i diritti delle donne sono più calpestati.
La seconda notizia è che l’India, la più grande democrazia al mondo, nel 2013, nell’anno nuovo che nuovo non è, entrerà nel ristretto club marziano con la sonda Mangalyaan-1.

Io, queste due notizie, non so come, non lo so proprio, ma a me, che sarò pure pignolo, ma non malato di pignoleria, mi hanno fatto riflettere, mi hanno fatto pensare che, più che di un anno nuovo o di un nuovo anno, forse avremmo bisogno di una coscienza civile nuova. Tutti.
Non di un buon anno, avremmo bisogno, tutti, ma di un anno buono.
Buono veramente, però.

 

GianniZan-147

 

 

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