Che fine hai fatto

Che fine hai fatto? Eh? Che fine hai fatto?
Tu, con le tue gambe da cartaginese.
E il tuo sedere asburgico. Bello. Tondo come una mela.

Che fine hai fatto? Eh?
Dimmi che fine hai fatto.

Mi hai lasciato una notte d’inverno. Faceva freddo e tirava vento. La città era deserta.
Quando mi sono svegliato, il mattino dopo, ho trovato sul comodino il tuo stuzzicadenti.
Uno stuzzicadenti. Ecco ciò che mi è rimasto di te.
Ti avverto: quando verrai a riprenderlo sarà ormai fuori uso.

Che fine hai fatto? Eh?
Me lo puoi dire?

Ho sempre pensato che avessi delle doti straordinarie.
Ho sempre pensato che fossi unica.
Ora sto invecchiando. E questo non ti appaia patetico.
La città continua a essere deserta, la gente non si prende sul serio.
Ma nessuno se ne rammarica.

Ogni tanto vado giù in centro. Passeggio, senza una meta precisa.
Salgo sugli autobus.
Se incontro qualcuno cambio marciapiede, mi allontano.
Poi però li sento. Li sento ridere alle mie spalle.
E tu non ci sei.

Che fine hai fatto? Eh?

Che brutta fine hai fatto.

 



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