Come hai trascorso l’estate

Come hai trascorso l’estate.

Io, la mattina, quando mi alzo, se c’è una cosa che mi manca è il desiderio di accorciare le distanze tra il letto e il bagno.

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Perché mi chiami alle otto e dodici del mattino? Eh?

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L’ultimo appunto scritto su un residuo di foglio a righe è rimasto incastrato tra un libro di cucina e un quaderno nero. Lo lascerò lì. Non ho alcuna intenzione di levarlo da quell’incastro. Tutto sommato è solo un appunto. Nemmeno ricordo che tipo d’appunto. Se fosse un appunto di una certa importanza, si sarebbe levato da quell’incastro già da un pezzo.
Eccolo là: spunta come una lingua ricciuta.

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Io, la mattina, dopo che mi sono alzato, se c’è una cosa che mi dimentico è di farmene una ragione.

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Le pagine del libro che ho appena iniziato a leggere hanno un odore che non saprei, di uova strapazzate con cipolle.

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“Sono due ore che stai lì con la penna in mano e non hai ancora scritto niente”.
Poi, quando il professore di lettere si è allontanato, Arturo ha detto sottovoce “Su cunn’e mmammarua”.

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Non so se sia vero, come ho letto da qualche parte, che ogni tanto Thelonious Monk se ne andasse in giro per Harlem con una gallina al guinzaglio. Però mi piace pensare che quella gallina se la spassasse come nessun’altra.

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Domani è il 2 agosto e sono passati 35 anni. Quel giorno lì sembrava un giorno d’estate come tutti gli altri, una mattinata qualsiasi. Quel giorno lì.

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Tema: “Come hai trascorso l’estate”.

Svolgimento.

Ghiacciolo al limone con stecco di liquirizia.
Cornetto all’amarena.
Cornetto al cioccolato, quello classico.
Magnum bianco.
Un gelato Sammontana di cui non ricordo il nome.
Ghiaccolo alla menta.
Due cuccioloni.
Un cremino.
Due biscottoni con la stracciatella.

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Le pieghe sulla costa dei libri non mi danno fastidio. Anzi.

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L’aperidroga l’hanno già inventato?

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stampace

 

 

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