Dall’ombra.

C’è stato un periodo che avevo ventuno, o forse ventidue anni e leggevo Thomas Mann e mi incuriosiva il Talmud, scrivevo delle cose un po’ surreali e mi firmavo con lo pseudonimo di Quo Vadis, guardavo film in bianco e nero, ascoltavo dischi a colori, giocavo a tennis, fumavo Diana Blu morbide, ogni tanto facevo a botte con qualcuno, avevo paura dei ragni e mangiavo paste alla crema di cioccolato. Avevo anche un certo interesse per i barometri, ma all’occasione sapevo sfoggiare sorrisi insinuanti. Per comporre rime intricate, sparivo dietro gli angoli dei muri e un attimo dopo riapparivo dall’ombra. Sei di qui?, mi chiedevano. Non sono di nessun posto, rispondevo. Poi una mattina ho imparato a suonare il sarangi e da quel giorno porto sulle spalle un baule di cartone. Increspo le labbra, fiducioso, contento.








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