Discorsi che portano da qualche parte

Discorsi che portano da qualche parte.

Io sono povero.
Non sono mai stato ricco. Ché se fossi stato ricco, ora non sarei povero.
Io sono più povero di tanti poveri. Sono anche meno povero di certi poveri, non c’è dubbio. Che poi va da sé che molti poveri siano meno poveri di certi altri poveri, così come certi altri poveri sono più poveri di parecchi poveri.

Questo è un discorso che non porta da nessuna parte, me ne rendo conto. Tuttavia, non è scritto da nessuna parte che ogni discorso debba portare da qualche parte. Ci sono molti discorsi che non portano da nessuna parte, pur volendo andare dalla parte opposta.

Non è una cosa brutta, dicevo, essere poveri. I poveri, si sa, sono molto meglio dei ricchi. Innanzitutto, i poveri hanno quasi sempre un mucchio di cose da fare. I poveri hanno molte idee, per dire. I ricchi, invece, devono pensare solo alla ricchezza. E ciò li rende persone molto limitate. Il povero non perde tempo a pensare alla propria povertà. Né ha paura di diventare povero. È un pensiero che non gli appartiene. Il ricco, invece, sta sempre sul chi vive. Ha paura di diventare povero. Ed è un pensiero che suscita in lui una certa preoccupazione, un’ansia terribile. Ecco perché ci sono tante persone ricche che stanno male. Io non ho mai sentito di un povero che avesse paura di diventare ricco. Il povero non soffre d’ansia, questo è sicuro. Il ricco è molto, ma molto più depresso del povero. Altrimenti non andrebbe in giro a bordo di auto grandi come pullman, tutte nere e coi vetri scuri. O a bordo di auto sportive molto costose. Non vivrebbe in ville isolate, ai margini delle città, o, peggio ancora, nella solitudine di attici irraggiungibili. La gente che vive in simili condizioni è gente sfortunata. Perché il ricco in testa ha soltanto i soldi. E il povero ha compassione del ricco che sta male perché in testa ha soltanto i soldi. Da ciò è facile arguire come il povero sia una persona piena di buoni sentimenti. Il ricco no. Il ricco soffre. Non è una persona cattiva, ma è molto limitata, l’ho già detto, non sa esprimere buoni sentimenti perché troppo concentrata su stesso e sulla propria ricchezza.

Ora, noi poveri dovremmo fare qualcosa per aiutare i ricchi depressi. È un dovere sociale, un obbligo morale, aggiungerei. In Italia, pare che il dieci per cento delle famiglie più ricche possegga la metà della ricchezza totale. È un abominio. Il solo pensiero che l’ansia e la depressione divorino la vita e i sentimenti del dieci per cento delle famiglie italiane, suscita in me un moto feroce di rabbia e di sdegno.

Io non lo so se mi daranno ottanta euro in più in busta paga, ché a parlare di busta paga, dove lavoro io, o dove lavoravo che dir si voglia, al padrone, ricco pure lui, gli viene la depressione. A ogni modo, se me li daranno, io con questi ottanta euro vorrei adottare un ricco, trascorrere con lui una giornata intera. Vorrei regalargli un momento di serenità, fargli vivere l’ebbrezza della spesa al discount, alla ricerca del latte che costa di meno, o della fila alle poste, in una mano la bolletta, nell’altra i soldi contati. Vorrei che si svagasse un po’. Che smettesse, anche per un solo giorno, di pensare sempre e soltanto alla ricchezza. Gli direi che si può guarire, si può star bene. E, se tutto ciò non bastasse, lo porterei in una libreria, ché tutto sommato, con ottanta euro, ci si può fare un po’ di scorta per l’estate.

 

centolire

Nella foto: cento lire

2 Comments

  • Marcantonio

    29 Maggio 2014 at 09:36

    I ricchi, al discount, ci vanno già da loro: sono così preoccupati di ciò che possiedono che gli dispiace proprio tanto separarsene.
    La scorta per l’estate è cosa buona e giusta, bisognerebbe provvederne anche a chi non se la può permettere.

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    • Gianni

      29 Maggio 2014 at 16:30

      Marcantonio, mi sa che hai ragione, circa i ricchi ai discount.
      Quanto alla scorta, trasformiamo il mondo in una grande e gioiosa biblioteca 🙂

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