Gli indisposti

Gli indisposti.

Che cos’hai, mi chiede lei.
Non lo so, le dico. Ho in testa un pensiero che non riesco a tirar fuori. È da ieri che è lì, dentro la testa, e non vuole uscire.
Dentro come, mi chiede lei.
Dentro dentro, le dico.
Mi dispiace, dice lei. È fastidioso, mi domanda.
Hai presente quando non riesci a mettere a fuoco qualcosa e quel qualcosa non solo è il punto più importante ma è proprio l’unico che ti occorrerebbe mettere a fuoco?
Sì.
Tu mi dirai: e io, che cosa ci posso fare?
Già. Bel guaio, dice lei.
Eh, non so. Bel guaio sì.
Ma esattamente cosa, mi chiede. Il punto preciso, intendo.
Il punto preciso è che c’è un dubbio che non so. Un dubbio che ci penso da un po’, dico.
Eh, ho capito, dice lei, ma quale.
Ti ricordi quella pubblicità? “Ai bambini buoni la Dolce Euchessina. E ai birichini?”.
Mmh-mmh.
Ma tu te la ricordi?
Sì, sì, dice lei, me la ricordo.
E com’è che continuava?
“Non esistono bambini cattivi, soltanto bambini indisposti”.
Ecco, brava, le dico io. Non esistono. Giusto. Non esistono. E secondo me, a pensarci bene, a rifletterci con calma, alla fine ti rendi conto che è così anche per gli adulti. Deve essere così.
Deve essere così cosa, mi chiede lei.
Che non esistono adulti cattivi, dico io. Esistono soltanto adulti indisposti.
Tu dici?
Non lo so. È il punto che non riesco a mettere a fuoco.
Ah, è questo, il punto.
Già.
Oh.
Eh.
Senti, dice lei, poi mi spieghi com’è che t’è venuto in testa. Questo punto, intendo.
Ah, beh. Pensavo l’avessi già capito, le dico io.

 

Tavoletta del water

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