Armi chimiche.

Le mie prime esperienze lavorative le ho fatte a Radio Alter agli inizi degli anni ottanta.
Radio Alter trasmetteva da un appartamento di via Lamarmora, a Cagliari, nel quartiere Castello. Musica, informazione, cultura, idee, politica, progetti, utopie: tutto nasceva in quegli studi, in quelle stanze con i muri scrostati, all’ultimo piano di una palazzina fatiscente, unta e umida, anche nelle sere più calde d’estate.
Non si può dire che non fosse affascinante arrampicarsi su per le scale e sui ballatoi di quella palazzina. Sembrava un posto fuori dal tempo.
Una delle prime volte che misi piede a Radio Alter, notai che dal piano di sotto, o forse dall’appartamento adiacente, o forse da entrambi, veniva su un odore di cucina che non era un odore. Era qualcosa di molto peggio. Era un odore che io non so che genere di cibo o di salse cucinassero, in quella casa, a tutte le ore, ogni santo giorno. Ma era un odore che io non so proprio, un odore che poi, nel corso degli anni, non ho più sentito da nessuna altra parte.
Secondo me era un odore di qualche cibo trattato e cucinato, un odore di qualcosa di chimico. Che oggi ci metterebbero poco a bombardare, o a fare una guerra, per dire.

 

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