Carteggi (16)

Carteggi (16).

Ciao,
grazie per la cartolina dal Giappone, l’ho ricevuta un mese fa. È molto bella, un panorama decisamente insolito. È piaciuta anche al gatto. Ci ha pisciato sopra, immagino per la felicità. Tuttavia, mi è rimasto un dubbio: che cosa intendevi con “Saluti e baci da Tokyo. Il Mondo è Tuo, il Mondo è Nostro”? Non vorrei che fosse un problema di invidia. Parlo della tua invidia, non della mia. Ci ho pensato a lungo. Ci ho pensato troppo a lungo. Forse perché non ho dimenticato la nostra ultima discussione. Era il giorno dopo il tuo compleanno, l’anno scorso. Ricordi? Mi hai accusato di aver “consacrato” – hai usato proprio questo termine – buona parte del mio tempo e della mia vita alla finanza filosofica. Davvero non ricordi? Sappi che il mio punto di vista è rimasto invariato: far provvista di denaro non è immorale. Tu dovresti saperlo. Tua madre ti ha riempito di soldi come un tacchino. Eppure, guarda che fine hai fatto. Senza offesa, sei soltanto una polemista da strapazzo. E lo dice uno che ha “consacrato”, eccetera eccetera. In verità, i tuoi ultimi articoli mi sono piaciuti. Li ho letti senza particolare disgusto. In fin dei conti la pensiamo alla stessa maniera. Il jazz è troppo cerebrale. Non tutto il jazz, sia chiaro. Miles Davis non era cerebrale. E nemmeno Coltrane. Lui, Dizzy, Charlie e Thelonious hanno cambiato le regole della musica. Non sono parole mie. L’hai scritto tu, da qualche parte, in qualche stupida prefazione a qualche stupido libro sulla storia del jazz. Di libri del genere, non so che farmene. Non più. Un tempo li compravo. Li leggevo. Ora mi sembrano, come dire?, gonfi di futilità. Quelli che avevo, erano centinaia, li ho regalati. Alcuni li ho bruciati. Un bel falò nella casa di campagna di tua sorella. Non te l’ha mai detto? Strano, di solito è una che racconta tutto, anche ciò che dovrebbe tenersi per sé. Anzi, soprattutto ciò che dovrebbe tenersi per sé. È pur sempre tua sorella, lo so, non dovrei meravigliarmi.
Bene, ti lascio.
Sono consapevole di averti scritto una lettera che non ha un vero e proprio filo logico. Ma tanto, a che servono i fili logici? Giusto a ricamare qualche pensiero, nulla più.
Abbi cura dei tuoi riccioli.
Alla prossima.
L.







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