Versare il latte sul pianto.

Un ronzio, una specie di fischio sordo.
Mi sono svegliato con questo ronzio nella testa, questa specie di fischio sordo. Un acufene, mi sono detto. Ecco qua, ho pensato, ci mancava solo l’acufene. Qualche tempo fa ho letto su una rivista che l’acufene non è esattamente una malattia, ma è una condizione che può derivare da un numero elevato di cause. Potrebbe essere una sciocchezza, un problema legato all’allergia nasale, oppure potrebbe essere qualcosa di più grave, un danno neurologico irreversibile. Porca miseria, mi sono detto, un acufene non ci voleva proprio.
Poi, di colpo, il fischio sordo, il ronzio, è sparito. Mi sono sentito meglio.
Dieci minuti dopo, però, il fischio sordo, il ronzio, ha ripreso a sibilare nelle orecchie.
Due minuti dopo è sparito di nuovo.
Un minuto dopo ha ripreso.
Allora mi sono affacciato al balcone e ho visto il tizio del bricolage, il tizio del cortile accanto che il sabato e la domenica se ne sta chiuso per ore nel suo garage, sin dal mattino. Oggi era fuori dal garage. Trafficava dentro l’auto, chinato sul sedile. Rovistava stringendo nella mano un tubo lungo, il tubo di un aspirapolvere che faceva un rumore come una specie di fischio sordo, un ronzio fastidioso.
Sono rimasto a guardare per un po’. Ho pensato due o tre pensieri  che non avrei voluto pensare. Quindi sono andato in cucina e ho sbucciato una mela. L’ho tagliata a cubetti molto piccoli. Molto più piccoli. Piccolissimi.

 

pesche

 

 

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