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Cirri di malumori

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Cirri di malumori.

Mentre aspetto l’autobus e guardo le facce della gente e provo a immaginare ciò che passa per loro teste, mi sembra di scorgere tanti di quei malumori e di quei pensieri amari e infestanti che se qualcuno si prendesse la briga di raccoglierli e di tenerli insieme o di legarli con uno spago come si fa con i palloncini colorati, e poi a un certo punto decidesse di farli volare via, questi pensieri e questi malumori, di lasciarli andare gioiosamente liberi, proprio nella più completa libertà, secondo me l’azzurro del cielo pian piano si annerirebbe e il mondo si ritroverebbe avvolto da una sconfinata e mastodontica nuvola di sugunnemmammarua.
 
 
pesche
 

La mietitrebbia

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La mietitrebbia.

L’altra sera ero a Villacidro per il Premio Letterario Dessì e con il musicista e scrittore Andrea Chimenti si parlava del suo ultimo libro, Yuri, un romanzo edito da Zona, e si parlava anche di canzoni, new wave, poesia, internet, televisione e altro ancora. C’era un bel pubblico attento e interessato, in piazza Zampillo, il solito pubblico attento e interessato che partecipa al Premio Dessì, che non è soltanto un Premio ma un vero e proprio festival che dura una settimana con presentazioni, concerti, reading, dibattiti e seminari. E a un certo punto, mentre con Andrea Chimenti si parlava di letteratura, un tizio si è avvicinato al palco e ha iniziato a urlare “Senti un po’, ma tu ce l’hai una mietitrebbia?”. Che subito qualcuno dell’organizzazione è intervenuto per allontanare il tizio, e io e Chimenti non è che ci siamo preoccupati, più che altro eravamo disorientati da questa cosa della mietitrebbia. Poi, così mi hanno detto, sembra che il tizio ce l’avesse proprio con me, cioè voleva sapere se ho una mietitrebbia, che in ogni caso non ce l’ho, non l’ho mai avuta e anche se ce l’avessi, una mietitrebbia, non saprei come usarla e nemmeno dove tenerla. Forse ci vuole perfino una patente speciale, per guidare una mietitrebbia, non lo so. Secondo me, io almeno mi sono fatto quest’idea, quel tizio mi deve aver scambiato per qualcun altro, magari per un agricoltore o per uno che vende mietitrebbie, che in genere però è gente che non se ne sta su un palco a parlare di musica e letteratura, e allora è chiaro che nel ragionamento dentro la sua testa, il tizio, mi sa che non aveva tutti i torti.

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Tra le quattro e le cinque

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Tra le quattro e le cinque.

Ecco, arriva un momento, una certa ora del pomeriggio, direi grosso modo tra le quattro e le cinque, che a me quell’ora mi sta sulle palle. Mi sembra di averla già detta, questa cosa. Non ne sono sicuro, se ne fossi sicuro direi sono sicuro di averla già detta, questa cosa.

 

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Il verso giusto

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Il verso giusto.

Proprio non ce la faccio, non riesco a sentire. Mi piacerebbe anche stare a sentire, ma si sente troppo e io non sento niente, che potrebbe sembrare una cosa un po’ strampalata, non sentire niente perché si sente troppo, ma secondo me rende l’idea. E poi, adesso che ci penso, siccome l’altro giorno avevo i coglioni girati, ho anche controllato e ce li avevo proprio girati nel verso sbagliato, mentre oggi sono girati ma nel verso giusto, a me, di stare a sentire, mi sa che mi è passata la voglia. Quindi direi che va bene così, non ci possiamo lamentare.
 
 
disunghiante

nella foto, disunghiante

 
 

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