Tu pensa se vinceva Al Bano.

L’ultima serata del Festival di Sanremo come se fosse la finale dei Campionati del mondo di calcio: la viviamo così. Nessuna passione sanguigna, nessun tifo sfegatato. In fin dei conti, siamo soltanto una manica di criticoni, pettegoli e musicofili incalliti. Però la caciara di gruppo è proprio da stadio.
Il luogo è il salotto di una coppia di amici per i quali da oltre vent’anni, forse trenta, la serata conclusiva del Festival è una cosa a metà strada tra il pranzo di Pasqua e il cenone di Capodanno. Una tradizione, insomma, con corredo smisurato di cibo, vini e liquori, come da tradizione, appunto.
Alle venti e quarantacinque tutto è pronto, la tavola è imbandita. Per il taglio del nastro si attende solo lo spuntare di Carlo Conti dal piccolo schermo. Si va di brindisi iniziale a base di Chablis, che alla prova dell’assaggio suscita svariati ed estasiati Oh! di meraviglia. Poi spunta Carlo Conti, ma nessuno se ne accorge perché, fanculo l’attesa, l’assalto al buffet è partito con largo anticipo. La combriccola è quanto mai variopinta: uno psicologo-musicista, uno psichiatra, due insegnanti di liceo, un medico, una filosofa-erborista, un filosofo-scrittore-musicista, un giornalista-scrittore-musicista e due adolescenti. Questi ultimi, almeno in teoria, rappresentano l’esile filo che lega i gusti musicali di noi cariatidi alle nuove tendenze giovanili. Ma non ne siamo così sicuri. E comunque, a prescindere dagli steccati generazionali, l’appetito non manca. Le panade sono squisite, i panzerotti di pizza alle melanzane sublimi, i formaggi e i salumi si sciolgono in bocca. Si materializza anche una bottiglia di Carignano di proprietà, cose che fanno commuovere. Poi qualcuno indica il televisore e all’improvviso le mandibole si rilassano. C’è il primo ospite, Zucchero. Ma perché da quindici anni si veste sempre alla stessa maniera? Si fanno largo ipotesi fantasiose, ma per lo più il mistero resta insondabile. Sulla sua nuova canzone, invece, il giudizio è quasi unanime: insignificante. Però, accidenti che band.
Seconda tornata di panade e calzoni alle melanzane.
Momento nostalgia.
C’è chi rammenta gli anni settanta e il successo di Anna Oxa con Un’Emozione Da Poco. A me viene in mente Pagliaccio Azzurro, colonna sonora di un campeggio estivo del settantanove. Preistoria, insomma. Quanti anni ha Anna Oxa? Cerca su google. Oxa è albanese. Come Meta, dice qualcuno. Oh, è bella anzianotta. Albanese sì, ma non è mica arrivata coi barconi. E in un amen la discussione passa da Sanremo a Salvini.
Stop. Inizia la gara.
Tocca a Elodie, che a me sembra più insipida di una gag di Pintus. Poi c’è Michele Zarrillo. E che gli vuoi dire a Michele Zarrillo?, dice uno. Meglio non dire niente, dice un altro. A me all’inizio sembrava Peppino Di Capri. Ma Peppino Di Capri non è morto? Cerca su google. No, non è morto, va per i settantotto.
Panade ne sono rimaste?
Attenzione, esce Maria. Focus sugli abiti di Maria. Siccome non me ne frega niente, vado a fare un focus sulla bottiglia di Carignano.
Sergio Sylvestre, chi è costui? Giuro, non lo conosco. È creolo, azzarda qualcuno. Cerca su google. Pitticcu su pippìu. Non è creolo, è americano. New Orleans? No, Los Angeles. Oh, Carlo Conti in confronto sembra Arnold. Che cavolo stai dicendo Willys?
Ecco Mannoia. Ed è subito polemica. Vince lei. No, Mannoia rappresenta il passato. Basta con queste canzoni tristi e retoriche. Vince lei. Dài, il testo non è male. Vince lei. Ma quanti anni ha? Cerca su google. È del cinquantaquattro. Ah, però. Eh. Sì, ma Mannoia è l’establishment. Non vince, non vince, ne sono sicuro. Boh.
Pubblicità.
C’era una volta Studio Uno. E Mina? Chi è che fa Mina? Mina non si vede, la fanno vedere di spalle. E le gemelle Kessler? Mah. Che cos’è, un mega-spot per Raiuno? Già. Ma a Studio Uno c’era anche Alberto Lupo? No, Alberto Lupo non c’entra nulla. Alberto Lupo è morto. Tutti d’accordo, non c’è bisogno di cercare su google.
Che fine ha fatto la bottiglia di Carignano?
Fabrizio Moro. Perché tutto questo entusiasmo per uno come Fabrizio Moro? Mistero.
Alessio Bernabei. Perché tutto questo entusiasmo per uno come Alessio Bernabei? Mistero.
Qualcuno vuole altra pizza alle melanzane?
Silenzio, parla Crozza. Ah, stasera è sul palco, in carne e ossa. Crozza, facci ridere. Duetta con Conti. Adesso la butta in politica. E fa Razzi. Non lo so. Non mi fa ridere. A dire il vero non fa ridere quasi nessuno. Non è serata per Crozza, questa.
Ma dove sono i dolcetti? Stappiamo il moscato?
Marco Masini. Imbarazzo generale. A qualcuno piace Masini? Facce perplesse. A qualcuno però la canzone non dispiace. Gli adolescenti non si pronunciano. Fanno smorfie, comunque.
Zucchero. Di nuovo? Eccheppalle. C’è pure l’ologramma di Pavarotti. Miserere. Sta cantando in playback. No, dài. Guarda, guarda il labiale. Mah. Resta il dubbio. Però, accidenti che band. Pavarotti quand’è morto? Due anni fa? Macché. Cerca su google.
Oh, ma quando cazzo finisce il festival? Non prima dell’una, vedrai.
Dài, dài, da mo’ si va in discesa.
Paola Turci: grande ammirazione, unanime. Ma quanti anni ha? Cinquanta. Ma va’. Quarantacinque. Ma va’. Cerca su google. Va verso i cinquantatré. Ah, però. Brava è brava. Ma non vince. Uhm, non lo so.
Bianca Atzei: scarsa. È accozzata. Da chi? Oh, ma lo leggete Dagospia? Ma dài. Te lo dico io, è accozzata. Non vale nulla. Facce perplesse in aumento. La canzone non è granché. E poi, perché urla?
Momento modelle: Tina Kunakey. Quella che sta con Vincent Cassel. E Monica Bellucci? Non stanno più insieme. Ah, è da quando? Bellucci per sempre!, urla qualcuno. Kunakey c’ha una chioma, però. Bella conch’e pìlusu. Kunakey promossa.
Gabbani: e il gorilla? Guarda che è una scimmia. No, no, è un gorilla. La scimmia balla nuda. Allora non è un gorilla. Ma deve vincere questo qui? Macché, lo fanno arrivare secondo, vedrai. Il riff. Ascolta il riff: non ti ricorda qualcosa? Un pezzo già sentito? Boh. Quale? Vince lui, vince lui, ne sono sicuro. Gli adolescenti non si pronunciano. Fanno smorfie, comunque.
Chiara e Clementino: non pervenuti. Io prevenuto. Non mi piacciono. E penso che non mi piace nessuno, di questo festival. Non mi piace la musica. Non mi piacciono i testi.
Vai col Carignano. E i dolcetti? Ma chi doveva portarli, i dolcetti?
Fermi tutti: c’è Rita Pavone. Standing ovation. Questo sì che è soul. Rita Pavone il meglio del Festival? Andiamo bene. Ri-ta! Ri-ta! Ri-ta! Teddy Reno è in tribuna? Teddy Reno è morto. Teddy Reno è vivo. Cerca su google. È vivo. Ma quanti anni ha? È del ventisei. Minchia. Novantuno anni? E Rita? Quanti anni ha Rita?
Non se ne può più. È passata la mezzanotte. C’è Montesano. Ecco l’ex missino, dice qualcuno. È patetico. Sì, Montesano non fa ridere. Ma quando mai ha fatto ridere? Prima faceva ridere. Ma prima quando?
Dài che sta per finire. Ermal Meta: se vince lui Salvini scende in piazza. Lodovica Comello: ma si chiama Lodovica o Ludovica? Sì, ma la canzone. Fa schifo. Perfetto. Samuel: oddio, basta! Sembra una canzone dei Subsonica. Eh, vedi tu. Michele Bravi: ma chi è, da dove arriva questo qui?
Inizia l’attesa per il gran finale.
Geppi Cucciari. E Maraia. Je suis patata bollente. Brava Geppi, eh. Brava, niente da dire. La migliore. Nessuna voce discordante. Geppi promossa. Orgoglio nostro, altro che Bianca Atzei.
Alvaro Soler: altro che Ricky Martin.
Amara e Paolo Vallesi: ma perché? Perché? Perché?
Cracco: vedi Amara e Paolo Vallesi.
Il pianista a sua insaputa: vedi Cracco, vedi Amara e Paolo Vallesi.
All’improvviso le panade e le pizze alle melanzane hanno un ritorno di fiamma.
Dài che ci siamo, manca poco. Quindi? Pronostici? Nessuno azzarda. Mannoia, vince lei. Macché.
Nel mentre, qualcuno tende ad assopirsi. Sarà colpa del Carignano?
Tu pensa se vinceva Al Bano. Sì, ma Al Bano l’hanno eliminato. Sì, ma tu pensa se vinceva Al Bano. Non restava che scegliere: orgia o suicidio di massa? Non pensiamoci, dài.
Durante la pubblicità si fa largo un interrogativo: ma com’è che Carlo Conti è diventato un uomo così influente e potente?
Non c’è tempo per cercare risposte. Nemmeno su google.
Vai con i premi. La critica premia, la sala stampa premia, c’è un premio anche per Al Bano. Tu pensa se vinceva Al Bano. Sì, ma Al Bano l’hanno eliminato. Sì, ma tu pensa se vinceva Al Bano. Non restava che scegliere: orgia o suicidio di massa? Non pensiamoci, dài.
Ormai è l’una e mezza. Ci prendono per stanchezza.
Alla fine, ecco. Ci siamo. O Mannoia o Gabbani.
Toh, ha vinto la scimmia. Tutti contenti. È un segnale politico ben preciso. Eh? Un segnale politico? Ha vinto la scimmia. Ma cosa vuole dire che è un segnale politico? Bene, bene, con Gabbani vinceremo l’Eurofestival. Ma è una scimmia o un gorilla? Il riff, il riff mi ricorda qualcosa. Cerca su google. Niente. Cerca su google. Ecco qua, trovato: lo stess riff di Jungle Fever, Stevie Wonder. Tu dici? Mah. Jungle Fever, uguale.
Tu pensa se vinceva Al Bano.
Sì, ma Al Bano l’hanno eliminato.
Sì, ma tu pensa se vinceva Al Bano.
Sai che ti dico? Ma chi se ne frega.

 

 

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