Con Dio dall’altra parte

Con Dio dall’altra parte.

Se faccio cose brutte, penso cose brutte. Non sempre è consequenziale, ma in genere è così. Talvolta faccio cose brutte e penso cose belle. O viceversa. Una volta, avrò avuto circa nove anni e mezzo, sono andato di nascosto nella vigna del fratello di mio nonno e ho rubato un grappolo d’uva. Gli acini erano grandi e di un blu opaco che metteva quasi soggezione. Mi sono seduto tra i filari e mentre mangiavo avidamente quei chicchi enormi e sugosi mi è venuto da pensare al fratello di mio nonno. Ero sicuro che se mi avesse scoperto, come minimo mi avrebbe preso a calci. Avevo fatto una cosa brutta, di questo ne ero consapevole. Rubare un grappolo d’uva, anche se era l’uva del fratello di mio nonno, quindi di un parente o giù di lì, mi avevano insegnato che era una cosa brutta. Nei giorni seguenti mi si era riempita la testa di pensieri brutti. E, soprattutto, mi era venuta la diarrea. Che mi ricordo di aver pensato che forse Dio aveva voluto punirmi. Il fatto che ci fosse un Dio che faceva cose brutte, come punirmi per aver rubato un grappolo d’uva, mi aveva imbarazzato moltissimo perché in quel periodo mi immaginavo che Dio avesse un animo buono e gentile, incline all’ottimismo e al perdono. Mi sembrava, tra l’altro, che Dio mi portasse anche po’ di fortuna. Un paio di settimane prima, infatti, avevo rubato le figurine dei calciatori al mio compagno di banco, e Dio non mi aveva punito. Non solo non mi era venuta la diarrea ma in più avevo completato la squadra del Lanerossi Vicenza, che l’unico che mi mancava era Ezio Vendrame.
 
 
Vendrame_Vicenza_72-73

 

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