Dicembre (3).

Il telefono squilla. Con una certa insistenza.
Lo lascio squillare. Poi non squilla più.
Mi alzo e vado alla finestra. Guardo il cielo, le facciate dei palazzi, il cortile di fronte. Piove.
Da questa finestra si vede un pezzo di realtà, sempre la stessa, immutabile. Solo due gatti, sdraiati sul cofano di un’auto, sembrano volermi raccontare un’altra storia, oggi.
Mi viene da pensare che un giorno o l’altro potrei decidere di andar via e di non tornare più. Un giorno o l’altro.
Fuori fa freddo. Chiudo la finestra. Mi preparo un caffè. Metto la caffettiera sul fuoco.
Un istante dopo il telefono riprende a squillare.
Lo lascio squillare. Poi non squilla più.
Domani mattina andrò al porto, penso. Guarderò le navi partire. Ascolterò il verso dei gabbiani. Fumerò. Fumerò più forte. Fumerò fino a stare male.

 

piove

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