Giorno 28

Giorno 28.

Mentre me ne stavo seduto a guardare la pioggia e a pensare a che cosa mi sarebbe potuto accadere se avessi deciso di fare il ragioniere o il prete o il pescatore di polpi, mi sono ricordato di aggiungere una postilla al Breve Trattato Sulle Motivazioni (qui). Una volta, all’epoca ero un ragazzino e frequentavo il liceo, o forse ero ancora alle scuole medie, non mi ricordo bene, mi ero iscritto a una gara di atletica, penso che si trattasse dei tremila siepi. L’allenatore, che era anche il mio insegnante di Educazione fisica, mi aveva detto che se fossi arrivato tra i primi venti avrei potuto disputare i Giochi della Gioventù.
Dài, mi aveva detto, mi raccomando: devi essere motivato. Capito? Molto motivato.
Mi ricordo che alla partenza eravamo un centinaio, forse centoventi se non centocinquanta. Faceva freddo e pioveva. Ai cinquecento metri avevo sentito come una specie di dolore intercostale. Ai mille mi era venuto mal di pancia. Ai duemila mi ero fermato per vomitare. Al traguardo ero arrivato tra gli ultimi dieci.









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