Le forme dei pensieri.

Questa mattina sono uscito da casa che pioveva e all’inizio non ci avevo nemmeno fatto caso, alla pioggia. Ero distratto, avevo pure il giubbotto aperto, faceva freddo, e mi ballonzolavano in testa alcuni pensieri circa gli ultimi giorni dell’anno. Tra i tanti che ballonzolavano, c’era un pensiero a forma di omuncoli impacciati. Non mi sono meravigliato: gli ultimi giorni dell’anno è normale che vengano in mente pensieri senza capo né coda, o a forma di omuncoli impacciati. L’anno scorso, per esempio, rimasi giorni alle prese con un mucchio di pensieri a forma di suoni verticali. Due anni fa, invece, a forma di latinismi giuridici. L’anno prima, di calze spaiate. L’anno prima ancora, addirittura, di minuscoli cerbiatti, tanto che l’avevo detto a un mio amico, ma lui non mi aveva creduto e mi aveva mandato a quel paese. Che poi, a dirla tutta, i pensieri a forma di minuscoli cerbiatti non ballonzolano, saltano, giusto per chiarire.
E insomma.
Questa mattina, mentre ragionavo sugli omuncoli impacciati, a un certo punto mi  sono accorto che stava piovendo. Un istante dopo, una questione di secondi, è successo che ho messo il piede dentro una pozzanghera e mi sono bagnato la scarpa destra, inzuppata d’acqua, e un po’ anche la sinistra.
Ecco. All’improvviso i pensieri senza capo né coda sono andati via, sono scomparsi pure gli omuncoli impacciati. Come per incanto ha iniziato a farsi largo un altro pensiero. Però forse è meglio che non lo dica, di quale forma.

 

piovenella foto, la pioggia

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