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L’estate indimenticabile

L’estate indimenticabile.

Avevo davanti un rustico vassoio da un metro e mezzo ricolmo di spaghetti polemici all’astice e di lato un caustico lavamano di cozze migranti al sugo e un calice agrituristico da quarantacinque cc di vino rosso sierologico e il mare al tramonto su una tipica spiaggia distanziale e antisocialista e l’acqua pura e cristallina con timidi branchi di pesciolini referendari pronti all’isolamento e sulle colline mirteggianti alle mie spalle ciurme di pastori vestiti alla stregua di proprietari di discoteche vips che pascolavano greggi di vignette satiriche zampettanti come ungulati etnici e sciami di editoriali severgninici solcavano il cielo rosarancioviolablù a guisa di meteore negazioniste, quando a un certo punto mi sono detto “Adesso mi faccio un selfie identitario”, e allora ho preso il telefono, ho impostato la funzione socioantropologica, ho scelto l’inquadratura quattro mori, ho inserito il filtro folk, e mentre mi apprestavo a cliccare il tasto clic, proprio in quell’istante, non è finita la batteria?










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