L’ineluttabile rotondità del tempo.

Il tempo non esiste. Forse. Non è ben chiaro. Non lo è ancora. Non è detto che non lo sia tra qualche minuto, tra un paio d’ore o tra un paio di settimane. Nulla sapendo circa l’esistenza o meno dei minuti, delle ore e delle settimane, tutto è possibile.
In sintesi e con ordine.
Il presente non esiste, è evidente. Ogni attimo che chiamiamo presente, già un attimo dopo non è più presente. Il presente è talmente veloce che non si può nemmeno definire. E se non lo si può definire, vuol dire che non esiste. Lo potremmo definire passato, se tutti decidessimo di pensare al passato come una somma di tanti precedenti presente. Ma il presente non esiste. E la somma di cose che non esistono è inevitabilmente inesistente. Come il tempo. Come tante altre cose.
Non escluderei che perfino la tastiera del computer sulla quale sto digitando questo scritto sia inesistente. Sarebbe oltremodo imbarazzante ammetterlo ma, se la tastiera e il computer non esistessero, ho seri dubbi sul fatto che possano esistere le dita con le quali digito sui tasti. In definitiva, e allargando il raggio della speculazione teorica, potrei non esistere nemmeno io. Un bel problema, ammesso che lo si voglia definire tale.
Per risolvere tale problema occorrerebbe del tempo. Tempo che (ormai sembra assodato) non c’è, non esiste.
Mettiamola così: il tempo consuma ogni cosa, anche se stesso. Se siamo poveri, un motivo c’è: il tempo è denaro. Cioè, niente. Non esiste. Neanche il denaro. Potremmo dare tempo al tempo. Ma saremmo punto a capo. L’unica certezza è che chi ha tempo non aspetta tempo, tanto il tempo non arriva. Né ci si può stupire che esista gente che non sa come ammazzare il tempo. Far fuori qualcosa che non esiste è, a occhio e croce, un po’ come pugnalare l’aria.
A volte mi sembra di perdere tempo. E allora me l’immagino rotondo, questo tempo perso. Inesorabilmente rotondo. Un palloncino di niente.

 

 

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50 Responses to L’ineluttabile rotondità del tempo

  1. fabio ha detto:

    Comincio dalla fine ma in ciò non c’è nulla di rotondo, come potrebbe sembrare. forse senza saperlo, immagino sia la tua una formazione di chiara impronta umanista, hai snocciolato dei principi chiave della fisica moderna. Tutto ineccepibile: il tempo è come la materia, che ‘non esiste’ (Plank all’indomani del NObel) proprio perché formata in massima parte dal vuoto. Allora è anche vero che la tastiera, le tue mani e la sedia che hai sotto il culo, non esistono in quanto entità fisiche. Il problema è che la sedia evita al tuo culo di finire per terra. ed allora? Allora abbiamo un problema, la fisica classica ha un problema! (e i suoi capisaldi matematici, da noi tutti assorbiti fin dalla più tenera infanzia), semplicemente non è adatta a descrivere la materia, il mondo in cui viviamo e men che meno il tempo. Figliolo , ti stai cacciando in un ginepraio, ne sei consapevole?

    • Gianni ha detto:

      Vuoi vedere che nella mia coglionaggine ignorante ho scritto anche delle cose intelligenti?

      • fabio ha detto:

        Coglionaggine o meno, sei un genio non riconosciuto. Assodato. Non sarai mica come quel tale che a soli 4 anni gli venne diagnosticato un grave ritardo mentale.
        Vienne fine Ottocento, un celebre pediatra fa alla madre del piccolo:
        – Non si allarmi, la prego, se ne faccia una ragione. Suo figlio è decisamente un po’ lento , a quattro anni non ha spiccicato una parola e denota gravi deficit attentivi e cognitivi.
        La donna scoppia in lacrime. Il luminare si sente di rassicurarla:
        – Suvvia, non è il caso di farne un dramma Sig.ra Einstein. (dalla biografia di A.E.)

  2. fabio ha detto:

    Ma una cosa non posso proprio lasciartela passare, da artista, s’intende. Il tempo perso ha una sua imprescindibile utilità e importanza. La sua rotondità? un’illusione, o suggestione metafisica, chiamala come ti pare.Nulla in natura è geometrico, forse molte cose sono quasi esatte, quasi misurabili, quasi…E’ prevedibile forse un discorso
    come questo in un ambiente a vocazione cazzeggiante? Nell’ nell’istituto N.Bohr di Copenahgen cazzeggiavano (documentarsi per credere)costantemente alla ricerca dell’idea buona. Eppure da quel posto, paragonato al ‘paese dei balocchi’, sono uscite le menti più brillanti del Ventesimo Secolo, personaggetti che ti avrebbero sputato in un occhio se gli avessi tolto (fra le altre cose) il tavolo da ping pong o la scacchiera. Lo so, lo so, cozza un po’ col mito dell’ordine e dell’applicazione allo studio che va per la maggiore fra i nostri tutori didattici, gente che ha eletto quel bigotto di Collodi a icona dei nostri tempi.

    • Gianni ha detto:

      Sì, hai ragione, non c’è tempo migliore del tempo perso. In fin dei conti, se il tempo non esiste, non si perde niente, a perdere tempo. Al massimo ci si guadagna.

      • fabio ha detto:

        Non dirlo troppo forte se hai un direttore o (peggio) un caporeparto che potrebbe sentirti.

        In relatà non si guadagna nulla, anzi si va in perdita pesantemente dato che il tempo considerato ben impiegato è di gran lunga maggiore di quello perso ( mi auguro sempre di no, ma in genere è così.)

  3. fabio ha detto:

    Scrivi : “Nulla sapendo circa l’esistenza o meno dei minuti, delle ore e delle settimane, tutto è possibile.”
    Ti faccio un commentino che consegnerà alla storia le spoglie di questo blog:
    Nella Bibbia (Genesi NUmeri, Salmi) sono decriptate cifre esatte sulla misura del tempo: anni, mesi giorni e minuti secondi, precessione degli equinozi, velocità dei pianeti, della luna, della luce, tutto in poche righe. Perciò attenzione a dire : non sappiamo niente del tempo. Noi no! Gli antiche ebrei sicuramente sì. Ecco giovanotto, adesso ho consegnato il tuo blog alla storia, il mio debito di accoglienza è pagato. Possiamo continuare a cazzeggiare in allegria adesso.

    • Gianni ha detto:

      Questo è molto interessante, sul serio. In realtà il “nulla sapendo” era squisitamente soggettivo. Sono io a non saper nulla circa l’esistenza o meno dei minuti, eccetera. Non dubito che gli antichi ebrei fossero molto più eruditi. Mi piacerebbe conoscerne alcuni.

      • fabio ha detto:

        No no, il ‘nulla sapendo’ è collettivo .Sei in buona compagnia dal momento che teologi e studiosi concordano con te e , in pratica, danno fede all’ignoranza dei masoreti di Tiberiade i quali, come potrai assodare di persona (usa pure una Bibbia qualunque di quelle che hai a casa.), ammettono di non sapersi dare una spiegazione per quanto riguarda i numeri riportati nei Testi. A differenza dei nostri intellettuali essi ammettono però la loro ignoranza. E’ in atto una diatriba secolare su questo enigma dell’ AT, ma oggi finalmente emergono le prime soluzioni. Ti inviterei, se ti facesse piacere, ad un incontro dove potresti schiarirti le idee con un esperto traduttore dell’ebraico antico. Lo incontrerò sabato, se ti garba, sono a tua disposizione.

        • Gianni ha detto:

          Ma dimmi tu che sono andato a infilarmi a mia insaputa in una diatriba secolare. L’avessi saputo mi sarei portato almeno un panino e una mezza birra. Forse sabato non posso, però grazie dell’invito. Nel caso, spero ci sia una replica.

  4. fabio ha detto:

    No, nessun problema, anzi. Scusa la franchezza ma il mio era più che altro un invito di cortesia, poco meditato in realtà. Visto il tuo dichiarato interesse mi sembrava brutto tenerti all’oscuro.. In realtà mi preoccupavo di più che accettassi, perché in tal caso mi sarei sentito in dovere di starti appresso, spiegarti questo, spiegarti quello, presentarti quell’altro…Ecchepalle! Possiamo benissimo discutere anxhe qua, a pensarci bene. No, non ci sarà una replica. Quando torni col tuo bel panino, puoi comunque farmi tutte le domande che desideri – come detto – sarò a tua completa disposizione, su questo blog , se ti garba.

    • Gianni ha detto:

      Certo, grazie, mi farebbe piacere se mi tenessi informato sugli sviluppi di questi tuoi incontri.
      Intanto, ecco un’altra variazione sul tema, approfondimenti affascinanti
      https://www.internazionale.it/opinione/oliver-burkeman/2018/04/17/illusione-padroni-tempo

      • fabio ha detto:

        Stai equivocando di brutto, generalmente non mi incontro con nessuno. In via del tutto eccezionale fra due giorni conoscerò di persona un noto scrittore torinese (esperto in ebraico antico, come ti dicevo) che si sta interessando alle mie fesseriole sulla Bibbia e col quale per il moemnto ho scambiato solo delle riflessioni via e-mail e la bozza di un progetto editoriale. Mi spiace deluderti quindi, se vuoi seguire le sue conferenze, in continente e all’estero, ti lascerò il link del sito. Premetto che i miei lavori hanno poco a che vedere coi suoi interessanti libri. Sono solo molto attento alle sue traduzioni che, come tali (cioè come traduzioni, non come implicazioni teoriche) confermano alcune importanti scoperte. L’invito che mi sento di rivolgerti è solo quello di porre domande sulle questioni che ti ho anticipato, a cui spero di poter fornire risposte soddisfacenti. Questo sì, posso farlo con entusiasmo.

        • Gianni ha detto:

          Generalmente non mi incontro con nessuno, è molto bello. Però sono curioso di capire in che cosa consistono queste scoperte importanti sul tempo.

          • fabio ha detto:

            Consistono nelle scoperta
            di cifre identiche, (l’anno platonico, la durata esatta del giorno solare etc..) c in almeno quattro libri dell. ‘AT
            riguardano la dimostrazione esatta delle relazioni fra ciclo precessionale e Testi Sacri e quindi la dimostrazione , negata dagli studiosi (da tutti), che gli ebrei antichi conoscevano perfettem dati astronomici riferiti al tempo e al movimento di alcuni pianeti (luna intorno alla terra, velocità della luce) . Conosci molte persone che possono fornirti dati e informazioni simili? Credi che siano fantasie?

  5. fabio ha detto:

    La più bella e poetica frase che mi viene in mente è : ‘la puntualità ruba il tempo’. Molto africana, poco, americana e ancor meno tedesca. Il tempo, come lo spazio derivano dalle percezioni e quindi da una serie di condizionamenti educativi, culturali e, non ultimi, emotivi (come faceva notare anche l’autore dell’articolo). La rappresentazione mentale del futuro è una questione inutile, lo spazio tempo è una dimensione in cui nasciamo, viviamo e percepiamo solo attraverso il movimento , attraverso la relazione fra le cose. La nostra cultura ci insegna però un metodo diverso che minimizza l’importanza delle relazioni, da qui tutti i problemi di cui si dice nell’articolo. La previsione dei moti astrali era per gli antichi un sapere che permetteva il controllo delle masse, cioè delle persone, perseguibile attraverso la limitazione della libertà individuale. Ecco perché la cultura ebraica (depositaria del sapere) detta le leggi del potere da millenni e i poveri aymara son destinati all’estinzione (o all’omologazione che è lo stesso), nella migliore delle ipotesi..
    Nonostante ciò qualcuno continua a sostenere che il tempo non si possa controllare e che sia indeformabile.

    • Gianni ha detto:

      Non sono mai riuscito a rubare nemmeno un secondo. Ecco spiegato il motivo per cui non sono mai puntuale.
      Quanto agli Aymara, si dice che grazie a loro l’occidente abbia conosciuto la patata. Non li ringrazierò mai abbastanza.

  6. fabio ha detto:

    Mi era sembrato di averlo già scritto in precedenza: Nella Bibbia (Genesi NUmeri, Salmi) sono decriptate cifre esatte sulla misura del tempo: anni, durata precisa dei mesi, dei giorni solari dei minuti e secondi, precessione degli equinozi, velocità dei pianeti, della luna, della luce, tutto in poche righe.
    Nei prossimi giorni non ci sarò. Peccato , cominciavo ad appassionarmi alla discussione. Ma riprenderemo lunedì, se ti fa piacere.

  7. fabio ha detto:

    Eccomi qua! Tutto a posto? Si ricomincia? Dove eravamo rimasti?

  8. fabio ha detto:

    Il paradosso che proponevi all’inizio aveva un suo perché. il tempo presente, in pratica, non lo percepiamo, sembrerebbe così. sfuggendo alle percezioni che ci permettono l’esperienza, esso non dovrebbe allora esistere. Sembra il parallelo temporale del paradosso di Zenone (quello di achille e la tartaruga) che lo propone in chiave spaziale. Per associazione logica dovremmo credere che anche la scomposizione infinitesimale del tempo ad un certo punto dovrebbe arrestarsi, cioè l’infinitesimo di millisecondo che stiamo vivendo dovrebbe rppresentare un tempo finito e misurabile. Come lo spazio democriteo anche il tempo non dovrebbe essere nullo dopo una suddivisione infinitesimale. Ebbene la fisica teorica pare abbia sconfessato anche questo parallelismo dacché è stato dimostrato che l’elettrone scompare e ricompare a distanza in un tempo = o, cioè istantaneamente. All’atomismo spaziale di democritea memoria non seguirebbe dunque un corrispettivo temporale. Ed allora se il tempo può essere suddiviso fino allo zero assoluto avresti ragione tu, la somma di tanti zeri rimane zero. In definitiva il tempo non dovrebbe trascorrere come crediamo… Ora ci vorrebbe una battuta spiritosa, ma non mi viene proprio. Però sul discorso del tempo nella Bibbia mi sei sembrato un tantino distratto.

    • Gianni ha detto:

      Il fatto che possa avere ragione io, credimi, compensa decenni e decenni passati dalla parte del torto. Quindi, va tutto bene. Questo Zenone, poi, mi è sempre stato simpatico. Lui, la tartaruga e anche quel gagliardo sbruffone di Achille. Sulla Bibbia, lo ammetto, sono distratto. Non ho avuto tempo di andare a cercare le tue fonti. Che è successo poi con lo scrittore esperto di ebraico antico? Hai avuto qualche conferma delle tue teorie?

      • fabio ha detto:

        In realtà l’amico mi ha messo in stand-by assicurandomi un più concreto appoggio in prospettiva editoriale solo a fine anno. Nel frattempo avevo pensato di confrontarmi con un intellettuale moderno, uno di quelli di stampo umanista, se possibile molto distante dalle mie analisi. Comincio a convincermi che rivolgermi a te non sia stata la migliore delle pensate. Contavo molto sulla tua ironia, merce rara fra gli scrittori sardi.

        • Gianni ha detto:

          Ho qualcosa in serbo, qualcosa che possa minare le tue convinzioni. Però è molto difficile che riesca a trasformare me stesso in un intellettuale moderno e di stampo umanista. Mi sento più un vecchio rincoglionito di stampo campanilista. Dài, sono pronto a giocare il jolly.

          • fabio ha detto:

            A) intellettuale moderno
            b) rincioglionito campanilista.
            La A non esclude affatto la B.
            Aspetto con ansia di sentire questo tuo jolly. Se vuoi usa la mail. Perché vuoi minare le mie convinzioni? Non sarebbe più opportuno prima cercare di capirle? Hai poi guardato quel video al min. 42 ? Facciamo finta che lai numeri astronomici della precessione siano criptati davvero nei testi biblici, cosa faresti? A chi ti rivolgeresti? POssibile che non conosca un diavolo di filosofo o lo straccio di un teologo (guarda può andar bene anche un pretaccio) che ti possa illustrare i termini esatti della questione? Un’ultima domanda: Cosa ritieni sia la Bibbia? Un oggetto di culto? Un poema storico? Chi ritieni l’abbia redatta? Ce la fai a fornirmi almeno una risposta seria?

          • Gianni ha detto:

            La Bibbia è Il Libro. L’Opera in assoluto. Ma non l’ho mai letta per intero, dalla prima all’ultima pagina, intendo. Non mi permetto di scrivere nulla sulla Bibbia. Ritengo sia compito di studiosi competenti e preparati, quello di scrivere o argomentare sui testi biblici. Io non sono né preparato né competente. Sono soltanto curioso. Un giorno o l’altro proverò ad approfondire la conoscenza, magari affidandomi a un pretaccio, come dici tu, o a qualche filosofaccio. I numeri della precessione sono criptati nella Bibbia? Ti riferisci alla gematria? O ritieni che nei testi biblici siano scritti il passato, il presente e futuro dell’universo? Di sicuro ne sai più tu di me, mi sembri ferrato in materia.
            Intanto, ecco il piccolo jolly. Solo per dirti che il mio approccio umanista (sic) al tema spazio/tempo è vagamente cazzaro ma molto sentito.
            Così scrivevo dieci anni fa, nel primo romanzo che ho pubblicato.

            (…)
            Mi ero buscato un leggero malanno ai bronchi. Ma anche lo status del malato-non-grave-con-febbriciattola-tosse-starnuti-naso-che-cola-etciù, non aveva la stessa angolazione spazio-temporale di una volta, di quando non ero solo in casa, di quando ero bambino. I secondi, i minuti e le ore di quella settimana avevano continuato a scorrere velocissimi, nonostante la mia condizione di infermo, costretto a letto o, meglio, sul divano. In quel periodo avevo elaborato una personale teoria sulle conseguenze del progresso, inteso come accelerazione degli intervalli vitali. Una teoria che ritengo tuttora validissima.
            Non so come e non so bene quando, ma sono convinto che, negli ultimi quindici anni, grovigli di mutazioni genetiche abbiano sconvolto le vite di un intero ciclo di generazioni. Lo star male di oggi, infatti, non è lo star male di ieri. Lo star male è una condizione che di per sé impone una percezione dilatata di ogni istante. Per la precisione, è una sequenza progressiva di singoli attimi accompagnata da una visione quasi subacquea della realtà. Sul serio, sto cercando sostegni validi e scientifici alla teoria. Sono sicuro che su questa materia, prima o poi, sarà pubblicato qualcosa di interessante. L’assunto nasce dal fatto che un individuo tipo, affetto da influenza e quindi sotto le coperte, a cavallo tra gli anni ottanta e novanta riusciva a mantenere una media settimanale di dieci/quindici libri letti (con ampi intervalli di piacevole sonnolenza), oltre a un gran numero di dischi ascoltati (non sto parlando di diavolerie e marchingegni come gli mp3 o i lettori multimediali: all’epoca c’erano gli ellepi). In più, durante l’intero ciclo dell’affezione, ci scappava anche qualche videocassetta (e qui la differenza con i dvd può non apparire così marcata, se non per il fatto che molte cassette, dopo anni di utilizzo, hanno la cattiva abitudine di incepparsi nel bel mezzo della trama, e per convincerle a riprendere il lavoro ci vogliono pazienza, cacciavite e sangue freddo).
            Qual è dunque il nodo? Se lo scorrere del tempo è rimasto invariato (purtroppo non ci sono rilevamenti accurati e recenti, ma ci sono sospetti di una presunta, nonché percepita, accelerazione dei nanosecondi e delle sue infinitesime particelle), se le pagine dei libri non sono aumentate (la durata dei dischi è in crescita, su questo non ci piove), e se è impossibile fare a meno dei contenuti speciali dei dvd (in genere nel secondo disco), non ci resta che guardare al passato con straordinaria nostalgia. Nessuna domanda avrà risposte più sconfortanti. Purtroppo, nel ventunesimo secolo non vale la pena ammalarsi. Non ne vale la pena anche per via di un lungo elenco di effetti collaterali, aggiungerebbe un mio amico medico.
            Tutto ciò, comunque, spiega perché l’arco transitorio determinato dall’autocommiserazione si sia drasticamente assottigliato. Piuttosto che immergersi in una pozzanghera di vittimismo inappagante, gli esseri umani oggi preferiscono reagire (a dire il vero sono quasi costretti a reagire). Fanno incetta di forza d’animo (meglio non dilungarsi sulla forza fisica, visto che c’è gente che si ritrova affaticata semplicemente dopo aver sbadigliato). Gli esseri umani, dunque, devono far affidamento sulla forza mentale. Oplà! il cervello formato panacea. Ma allora a che serve rischiare un’ernia cerebrale, se per combattere una tracheite è sufficiente l’aiuto di un antibiotico irrobustito da trasfusioni di anticorpi? Ecco allora che a una domanda ne segue subito un’altra (anzi due): chi ha inventato l’aerosol e perché? L’aerosol è una macchina spettacolare, riuscirebbe a vaporizzare le convinzioni religiose di intere famiglie di Evangelici e di Protestanti. Figuriamoci che cos’è in grado di fare con uno stupido ceppo di microbi asserragliato nel seminterrato di una laringe.
            (…)

            (da “Prestami una vita”, di Gianni Zanata, Rebus Edizioni, 2008)

      • Gianni ha detto:

        Poi mi sono ricordato che qualcosa sulla tartaruga l’avevo già scritta un po’ di tempo fa
        http://www.giannizanata.it/la-filosofia-e-un-fuoristrada/

        • fabio ha detto:

          Godibile aneddoto

        • fabio ha detto:

          Quando Tonino (del bar sotto casa) mi passò quel libro lo lessi tutto d’un fiato, ma venni invogliato alla lettura dalle parole di grande apprezzamento per l’autore spese da una mia cara paziente (P.B. una tua conoscente che oggi non c’é più). Mi sarei spettato di veder nascere una nuova stella, poi col tempo cominciai a comprendere che i gusti degli editori sono molto diversi dai miei. Ciò che mi scrivi oggi, a dieci anni di distanza, mi fa ricredere decisamente sull’attendibilità del prodotto letterario deciso e promosso dalla grande editoriai. Affronti con disinvoltura temi complessi e, cosa tutt’altro che marginale, non ti manca il senso dell’ironia. In un mondo che gira diritto, queste qualità dovrebbero essere riconosciute al volo. Ma il mondo gira obliquo e perciò bisognerà versare ancora qualche goccia di sudore per ottenere risultati.

  9. fabio ha detto:

    Ciò che sto per dirti mi farà apparire come uno sbruffone megalomane, lo so lo so, ma non sono realmente così, è la matematica che mi disegna così . Quando scrivi ” le tue teorie ” evinco che dev’esserti sfuggito un passaggio cruciale delle precedenti, dove mi è sembrato fosse chiaro che parlassi di riscontri matematici esatti.
    Le teorie non dimostrate sono roba per sofisti riesumati, come dicevamo…
    Nel confrontarmi con scrittori di stampo umanista incorro sempre in una forma di scetticismo dettato dalla più totale inconsapevolezza del significato della parola ‘matematica’. Pensa che , a proposito dell’incontro di cui mi chiedevi, qualcuno mi ha perfino fatto quest’appunto:
    la matematica ha la stessa arroganza della religione, pretende di aver ragione!
    Imbecillaggine più grossa non è stata mai udita da orecchie di mortale. Ma questi paiono essere i pupilli degli editori, a quanto pare.

    • Gianni ha detto:

      Quindi, paradosso per paradosso, stiamo dando per scontato che la matematica esista? E, ammesso che esista, che forma avrebbe? (Lo so che esiste, la matematica, altrimenti non avrei perso estati intere al liceo per recuperare agli esami di riparazione di settembre. Ma è sulla sua consistenza che ho dei dubbi. Il mio pensiero di 5 equivale al pensiero di 5 di un altro essere umano? O è solo convenzione/convinzione?).

  10. fabio ha detto:

    Allora, ti invio questo video https://www.youtube.com/watch?v=4JPz3FYsq2k

    che non devi sorbirti per intero ma solo dal minuto 42 al 45 circa. E’ un dato risaputo, la fonte è Rai Tv, quindi nulla di ‘alternativo rispetto l’ ufficialità. Un eperto (Bauval) fornisce al programma Vojager una delucidazione scolastica di cosa sia il fenomeno della precessione degli equinozi.
    E’ un impegno di pochi minuti, poi se ti va, potresti realmente aprire un post sull’argomento e preparati a leggere cose (verifiche,scoperte, riscontri) di cui non potrai aver sentito dire parlare altrove. Insomma cose che voi umani non potete nemmeno immaginare

    • Gianni ha detto:

      Le mie timide convinzioni sulla ineluttabile rotondità del tempo hanno quindi un qualche fondamento astronomico? Posso iniziare a darmi delle arie?

      • fabio ha detto:

        nessun fondamento,non farti illusioni, i tuoi sono solamente pipponi senza una sola via d’uscita. Ne evinco che un lavoro serio non ti sfiora la brocca. Dovrò rivolgermi altrove…

        • Gianni ha detto:

          I pipponi senza via d’uscita, purtroppo per me, sono ancora un obiettivo lontano. Ma non dispero. Un giorno o l’altro tirerò fuori un vero pippone da record, un mega pippone da infilare in un vicolo cieco o, meglio ancora, in un buco nero.

  11. fabio ha detto:

    La percezione, il nodo è nella percezione. Essa non cambia solo il tempo , ma anche i sapori, gli odori e i colori. La percezione che abbiamo delle cose è dovuta ai condizionamenti ambientali, alla cultura. Ciò implica una percezione soggettiva oltre che fra gli uni e gli altri , anche in un medesimo individuo che si muove, invecchia e accumula costantemente informazioni condizionanti. Oggi assai più di ieri.
    Oggi siamo più bombardati di informazioni, ergo siamo più condizionati. Quando leggiamo, pertanto, riflettiamo senza accorgercene molto più intensamente di un giovane degli anni Settanta, ma anche fra soggetto e soggetto la percezione dettava, già allora, differenti stati d’animo. Io , al contrario, percepivo il tempo come immobile a quindici anni ed invece oggi mi sembra che voli, specie quando sono costretto in un letto. Molti potranno testimoniarti esperienze analoghe. Un testo che ti consiglio è Percezione e Rappresentazione fra Gombrich e Arnheim, molto vicino al mio approccio. Te lo invio in Pdf.
    Secondo studi recenti sulla materia, le credenze cambiano i geni. Perciò ha una qualche attendibilità ciò che dici. Ma la genetica è materia oscura e contraddittoria e, a proposito, pare che sia tema centrale anche nella Bibbia (parola di traduttori

    • Gianni ha detto:

      Sul fatto che oggi il tempo voli, specie se costretti su un letto, concordo in pieno.
      Forse, anzi, sicuramente, hai ragione tu: il problema, se vogliamo chiamarlo tale, è il bombardamento di informazioni, molte delle quali inutili, ridondanti se non addirittura insignificanti.
      Grazie per il consiglio di lettura: la mail è info@giannizanata.it

  12. fabio ha detto:

    Scrivi: ritieni che nei testi biblici siano scritti il passato, il presente e futuro dell’universo?
    Prima di affibbiarti un altro bel tomo mi preme rispondere.
    Anzitutto la Bibbia va letta senza complessi di inferiorità e poi ti dico anche che per gli antichi essa fosse più che altro un sistema per passare informazioni precise nel tempo, senza che potessero subire alterazioni. Essi sapevano che il codice numerico si presta ad essere criptato meglio che quello alfabetico. In realtà quello alfabetico rappresenta una abile copertura, dacché è stato redatto nella lingua più interpretabile possibile, l’antico ebraico che si scriveva come saprai, senza vocali. Hai idea di cosa significhi scrivere una parola senza le vocali? Se sabato fossi venuto ora non dovrei spiegarti nulla, ma vedrai che piano piano non ti sarà difficile capire ogni singolo dettaglio fra quelli che ti sembrano più assurdi.

    • Gianni ha detto:

      Be’, un po’ di complessi di inferiorità vengono fuori, di fronte alla Bibbia. Certo, poi durante la lettura può capitare di rilassarsi. Ma davanti agli occhi si ha pur sempre quella che Alessandro Carrera definisce “il Grande Codice che ha plasmato il linguaggio e l’immaginario della cultura occidentale e di quella americana in particolare”. Come avrai notato, anche Carrera – che non è un esperto di testi biblici ma più semplicemente uno studioso di letteratura – parla di Grande Codice.
      Ma che cosa c’era di così tanto importante in quelle informazioni da tramandare di generazione in generazione, informazioni così preziose tanto da doverle criptare? Perché non potevano essere chiare ed esplicite?

      • fabio ha detto:

        Nel libro “la Bibbia non l’ha mai detto” (Mondadori Ed.) l’autrice , esperta in materie legali, documenta come la Bibbia abbia plasmato addirittura il codice giuridico dei paesi occidentali. A quanto pare sei rimasto il solo che non la consideri un codice. Curioso il fatto che si usi tanto frequentemente questa parola, ‘codice’, per poi rinunciare a capire il senso delle cifre che lo compongono ed anzi prestando fede alle traduzioni dei masoreti che nelle note al testo ufficiale ammettono di non saper dare una spiegazione ai numeri trascritti. Apri una Bibbia qualsiasi e vedi se sono chiacchiere le mie. Lo stesso Carrera avrà scritto bene di musica, ma in quanto a indagine filosofica non mi sembra si sia sollevato poi tanto dalla massa sproloquiante. Ebbene che ci dice il Carrera dei codici biblici? Parla della luce, dei rapporti con la scrittura, ma non sa collegarli alle cifre. E allora…
        – Continua via mail

  13. fabio ha detto:

    Bella domanda! Mi viene in mente qualcuno che non è stato tanto avveduto ed oggi del loro Sapere, dopo il passaggio della premiata ditta macellerie Cortes & soci, rimane ben poco. MOtivi ce ne sarebbero pure degli altri ma mi piacerebbe studiarci un po’ su.

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