Col naso sempre freddo

Col naso sempre freddo.

In un ordine che non è cronologico e che non è nemmeno un ordine, ci sono decine di immagini, ricordi e sensazioni che da stamattina si accavallano e spingono per venir fuori in tutti i modi.
In una di queste immagini sto guidando sulla strada per Villasimius ed è una giornata calda di metà autunno, nemmeno una nuvola in cielo, l’autoradio suona Un Angelo Vero e la musica riempie l’abitacolo, seduta di fianco c’è Vivi che sonnecchia, la guardo e di tanto in tanto allungo una mano per accarezzarle la pancia dentro la quale si agita un bambino che nascerà a gennaio.
In un’altra immagine ho diciotto anni e me ne vado a zonzo per Cagliari in un’assolata mattina d’aprile, stringo una camel tra le dita e ho tanti bei pensieri in testa perché sono iniziate le vacanze pasquali e Antonello, mio compagno di banco, mi ha appena regalato un’audiocassetta Maxell C60 sulla quale ci sono incisi il lato A e il lato B di Nero A Metà.
In un’altra immagine ancora sono seduto in un camerino nel retropalco del festival jazz di Cala Gonone e sto intervistando Wayne Shorter, e lui è stremato dopo un concerto intenso e bellissimo, i suoi occhi e le sue parole sono stanche, ma continua a rispondere in modo affabile alle mie domande, e a un certo punto gli chiedo di Bella ‘mbriana, inciso quasi vent’anni prima, e gli chiedo di parlarmi di quell’incredibile assolo in Toledo, e lui allora fa una pausa, sorride e dice My italian friend is a great musician.
In un’altra immagine ancora ho vent’anni, un giaccone blu e una sciarpa di lana grossa, piove una pioggia sottile che mi bagna il viso, fa freddo e cammino per i vicoli sotto il Bastione, ho le palle girate e non ho voglia di vedere nessuno, cosicché me ne vado al porto e mentre attraverso via Roma allungo il passo per evitare gli schizzi delle auto che passano veloci, allungo il passo e corro, corro verso la banchina e guardo le navi ormeggiate, guardo le navi ormeggiate e dopo un po’ che corro ho il fiatone, e allora mi fermo e all’improvviso mi sento più leggero, mi sento meno incazzato, mi sento fesso e contento, perché Chi Tene ‘o Mare è così che si sente: fesso e contento.
In un’altra immagine ancora sto suonando la chitarra a casa di Andrea, ed è una sera d’inverno, il riscaldamento è acceso, il fumo è buono e stiamo bene, Andrea disegna e ogni tanto ride, io suono, lui disegna e ogni tanto ride, il fumo è davvero buono, io continuo a suonare, lui continua a disegnare e, ogni tanto, a ridere, poi di colpo smetto di suonare e gli chiedo che cosa abbia da ridere in quel modo, e Andrea mi dice che non lo sa, che i versi di quella canzone sono i versi più belli che abbia mai ascoltato, e, mentre mi dice queste cose, Andrea ride, e allora rido anch’io, ridiamo insieme, il fumo è buono e stiamo bene

“io vivo come te
scegliendo i miei rumori
per poi ridere di me
che sono sempre fuori”

In un’altra immagine, invece, ci sono tutti i ricordi dei concerti e i ricordi delle persone incontrate, delle birre bevute, le sigarette fumate, le amicizie svanite, le amicizie trovate, le parole urlate, cantate, arrabbiate, i sorrisi sbagliati, i sorrisi degli altri, i baci non dati, i baci confusi, i baci negati, i baci baciati.

Ecco. Le canzoni sono così.
Le canzoni devono far ballare, amare, ricordare, sorridere, pensare, piangere, arrabbiare, viaggiare, dimenticare. Altrimenti non sono canzoni, sono qualcos’altro.
E insomma.
Anch’io avevo voglia di dire che Pino Daniele è stato uno straordinario autore di canzoni.

 

passo dopo passo

nella foto, sassi

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