Cose che ho pensato (undici).

61.
Una volta ho pensato di aprire una sognoteca.

62.
Una volta ho pensato che se c’è una cosa che mi infastidisce, anzi, che mi fa proprio incazzare, è quando qualcuno usa l’espressione “uomo di colore”.

63.
Una volta ho pensato di mandarmi una cartolina con su scritto “Ciao, stammi bene”.

64.
Una volta ho pensato che la pubblicità dell’olio Sasso, quella che trasmettevano in tv negli anni sessanta e settanta durante Carosello, mi faceva venire strani pensieri, non so perché. Il protagonista della pubblicità sognava un brutto sogno, sognava di essere grasso e impacciato. Cercava di far colpo su una ragazza magra, bionda e bellissima, ma la sua grassezza e la sua goffaggine glielo impedivano. A un certo punto si svegliava di soprassalto e si metteva a urlare. Chiamava Matilde, una governante afro-americana che sbucava da dietro una porta e gli rispondeva in veneziano “Cosa ghe se, paròn?”. Lui allora si rendeva conto di essere magro e di aver solo sognato un brutto sogno. Si metteva a saltare da una parte all’altra della stanza e cantava “E la pancia non c’è più, non c’è più, non c’è più”. Il merito del suo essere in perfetta forma, neanche a dirlo, era dell’olio Sasso, che all’epoca si vendeva solo in lattina. E insomma, alla fine lui si vestiva, andava in cucina e, mostrando la lattina, diceva “La lattina la voglio qui, sul tavolo”. Terminava così, più o meno. Ecco, non so perché ma quella pubblicità mi turbava molto, mi angosciava. Forse era per via della musica, di Edvard Grieg. A Grieg, per dire, hanno intitolato un cratere, il cratere Grieg, sulla superficie di Mercurio.

65.
Una volta ho pensato che ci sono troppe persone che si prendono troppo sul serio. Le persone che si prendono troppo sul serio ignorano di prendersi troppo sul serio. Quando tu glielo fai notare, loro non ti prendono sul serio. Ma sul serio.

 

balcone

nella foto, Cagliari

 

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