Sala d’attesa

Sala d’attesa.

L’ultima volta che mi è capitato di andare al pronto soccorso c’era un tizio vestito in modo trasandato, era seduto vicino all’ingresso della sala d’attesa. Aveva sì e no una trentina d’anni, indossava una felpa con il cappuccio calato sulla fronte e stava armeggiando con tabacco e cartine. Quando ha finito di prepararsi la sigaretta, si è messo a frugare dentro una sacca rovinata che teneva tra i piedi, sul pavimento. Sembrava in cerca di qualcosa, rovistava con fare impaziente. Poi si è alzato e ha detto “Qualcuno ha visto il mio tablet?”. Eravamo in cinque o sei. Abbiamo guardato il tizio. Il tizio ha guardato noi. Quindi ognuno di noi ha incrociato lo sguardo degli altri. “Qualcuno ha rubato il mio tablet”, ha detto alla fine il tizio. C’è stato uno scambio di sguardi supplementare, nessun commento. Il tizio si è messo a rovistare di nuovo nella sacca e ha alzato il tono di voce “Se non salta fuori il mio tablet, vado dai carabinieri e vi denuncio tutti. Io sono un manager. Il tablet mi serve per lavorare”. Quindi ha preso la sua roba e è uscito borbottando tra sé e sé “Intanto lo so che cosa mi diranno i carabinieri, mi diranno che mi sono immaginato tutto, che non mi hanno rubato un bel niente”. Un istante dopo è entrato un altro tizio, anziano, smilzo, tremolante. Tra le mani stringeva un giornale, lo teneva come se volesse darlo in testa a qualcuno. Invece l’ha sbattuto con forza su una sedia. Poi ha infilato una moneta nella macchinetta del caffè e è rimasto in piedi a guardarci. Dopo aver bevuto il caffè si è messo a ridere mostrando i cinque denti che aveva in bocca. Quindi se n’è andato lasciando il giornale sulla sedia. Mi sono avvicinato e gli ho dato un’occhiata, era una copia de L’Avanti, che io pensavo avessero smesso di pubblicarlo già da parecchio. Il tizio del tablet poi è tornato, si è seduto e si è tirato su la cerniera dei pantaloni. Non ha detto niente ma secondo me era proprio convinto di averlo, un tablet.

 

capovolto

nella foto, mah!

 

 

 

 

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