Bob Dylan, eccetera eccetera.

Questa è una cosa che ho scritto a ottobre dell’anno scorso, qualche giorno dopo l’assegnazione del Premio Nobel a Bob Dylan.
Siccome oggi è il compleanno di Bob Dylan, mi sembra ci stia proprio bene, qui.

Il critico letterario britannico Christopher Ricks qualche tempo fa ha detto: “Non siamo noi a dover giustificare perché siamo ossessionati da Dylan. Sono gli altri che dovrebbero spiegare come mai non sono ossessionati loro”. Ecco, mi sembrano le parole giuste, le parole migliori. Spiegatecelo voi, a noi, perché non siete ossessionati da Dylan. Trovatele anche voi, le parole giuste, le parole migliori. Ora, dico queste cose perché leggo che c’è un sacco di gente arrabbiata. Sono arrabbiati perché hanno assegnato a Bob Dylan il Nobel per la letteratura. Che secondo me invece è una cosa bellissima e anche commovente. Però c’è un sacco di intellettuali e scrittori che non gli è andata giù, proprio non l’hanno digerita. Un po’ fanno tenerezza, tutti questi grandi personaggi che se la sono presa. Richard Ford ha detto che è solo invidia. Forse è così, mi sembra una cosa normale, anche. Però mi viene lo stesso da ridere, a pensarci. Tu pensa Haruki Murakami che si incazza. Tu pensa Philip Roth che smadonna. Tu pensa Irvine Welsh che strepita e trainspotta. Tu pensa Jonathan Franzen che manda tutti affanculo. E poi tu pensa agli scrittori italiani che non riescono a farsene una ragione. Io non lo so come stanno le cose, non sono mica un intellettuale. Però la penso come la pensa Christopher Ricks. Alcuni anni fa ho incontrato Nick Hornby al festival letterario di Gavoi. Lui era appena sceso dal palco e stava firmando autografi. Mi sono avvicinato per scambiare due parole e abbiamo parlato brevemente di musica. A un certo punto mi ha detto: “Scusa, ma tu sei ossessionato da Dylan?”. Gli ho risposto: “Beh, sì”. Lui ha sorriso e ha ripreso a firmare autografi. Mi sa che ce l’ho scritto in fronte, mi sono detto. Una volta l’ho confessato a un medico, che sono ossessionato da Dylan, e lui mi ha detto che non è una cosa grave, non troppo grave. Al massimo può creare qualche problema di rigidità su questioni di etica e di morale, ha aggiunto. I giorni dopo ci ho riflettuto, ero un po’ preoccupato. Poi però mi sono detto che tutto sommato va bene così.

 

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