Grandinate, canzoni, distopie e altri pensieri.

Ieri sulla mia pagina Facebook ho pubblicato un video che, come si dice in questi casi, è diventato virale, più o meno: oltre seimiladuecento condivisioni, quasi trecentomila visualizzazioni in ventiquattro ore. Il video dura una trentina di secondi. Si tratta di immagini che ho realizzato col telefonino ieri pomeriggio sulla strada statale 131 Cagliari-Sassari all’altezza dell’altopiano di Campeda, vicino a Macomer. Il filmato documenta un evento atmosferico eccezionale, ma non proprio inusuale: una grandinata estiva. Ieri la grandine è caduta in abbondanza in una zona dove nelle giornate invernali più fredde nevica spesso. Sembrava proprio neve, ammucchiata ai bordi della strada a quattro corsie e distesa sui campi lungo un’area molto vasta. Ci saranno stati almeno venti, trenta centimetri di grandine. Un paesaggio davvero strano, per essere il 2 agosto. Fino a qualche minuto prima del nubifragio e della grandinata, la temperatura era di circa 38 gradi, che con il passaggio della perturbazione si è ridotta a 12, massimo 15 gradi.
Io, in genere, su Facebook, non pubblico filmati. Ogni tanto qualche foto, ma poche. Interagisco (il verbo non mi piace ma non ho voglia di usarne un altro) con centinaia di contatti, parenti, amici, conoscenti, simpatizzanti, lettori del mio sito e, a volte, con semplici sconosciuti. Il video della grandinata ha come rivoluzionato il livello di interazione (la parola non mi piace ma non ho voglia di usarne un’altra) diversificando e ampliando il numero delle persone che frequentano (il verbo non mi piace ma eccetera eccetera) il mio profilo Facebook. Inizialmente, un buon trenta per cento ha considerato falso il filmato: “Sono immagini invernali”, “Ci stai prendendo in giro”, “Buontempone”, “Bufala!”, commenti con faccine di risate sarcastiche (o una cosa del genere), “Creduloni!”, e così via. Alcuni hanno anche iniziato a tirar fuori le teorie sulle scie chimiche e i cambiamenti climatici. Molti hanno rinvangato i versi di una canzone di un cantante napoletano che non ce la faccio a scrivere nome e cognome, una canzone dove a quanto pare si parla di una nevicata in una domenica di agosto e, a parte che ieri non era domenica, bisogna sottolineare che qui si trattava di grandine e non di neve, e chi mi conosce sa che mi piace essere preciso. La maggior parte, che forse nel frattempo aveva avuto modo di informarsi sui quotidiani on line e sapeva della grandinata, ha commentato in modo appropriato, mi sembra. Così, mentre cresceva a ritmo vertiginoso il numero di condivisioni e di visualizzazioni, mi sono venute in mente tutte le cose che mi capita di leggere sulle cosiddette fake news (la parola non mi piace ma è giusto per capirsi) e su come alcuni filmati e notizie (a volte false, altre semplicemente inesatte) si diffondano nella rete e suscitino clamore e polemica. So bene come funziona il sistema dell’informazione e della comunicazione, ne sono parte attiva, conosco gli strumenti, faccio il giornalista e il comunicatore, oltre che lo scrittore di storie più o meno strampalate, più o meno romanzate, più o meno pubblicate. Ma non tutti su Facebook conoscono la mia storia professionale, e magari qualcuno può aver pensato “Ma guarda questo che pubblica filmati fasulli, notizie false”, o roba del genere. E allora ieri, e ancora oggi, ho potuto assistere da una posizione davvero molto privilegiata a questo spettacolo fatto di commenti, controcommenti, dubbi, illazioni, reazioni, controreazioni che caratterizza la diffusione di notizie, foto, filmati e meme, attraverso i social network. Mi sono divertito molto, lo ammetto. E di tutti i commenti il più bello mi è sembrato il commento di un collega giornalista della Rai che ha scritto “Campeda è sempre un meraviglioso luogo distopico”. Un po’ come Facebook, mi verrebbe da dire.

 

 

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2 Responses to Grandinate, canzoni, distopie e altri pensieri

  1. massimo lavena ha detto:

    La distopia
    non è un strazio libero
    non è neanche
    la grandine a Campeda
    La distopia
    non è uno strazio libero
    distopia e affabulazione.

    perdonami Gianni, non lo faccio più

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