Cose che ho pensato (sedici).

91.
Una volta ho pensato di essere una lettiera per gatti.

92.
Una volta ho pensato di urlare “Abbasso gli urbanisti!”. Ero a un convegno di urbanisti. Avevano tutti la faccia da urbanisti, e la cosa mi stava infastidendo.

93.
Una volta ho pensato di avere il piede destro più lungo del sinistro. Avevo chiesto un parere a Arturo e lui mi aveva detto che in genere è il sinistro a essere più lungo del destro. Tra vedere e non vedere, una mattina li avevo misurati con un metro da sarta. Mi sembravano lunghi uguali. Arturo però mi aveva detto che avrei dovuto misurarli la notte, prima di andare a dormire, che la mattina non fa testo, i piedi sono troppo distesi e rilassati. Così li avevo misurati la notte, prima di andare a dormire. E comunque mi sembravano lunghi uguali.

94.
Una volta ho pensato di essere una spigola cucinata in umido con aglio, prezzemolo e pomodori tagliati a pezzetti. A un certo punto mi era venuta voglia di mangiarmi.

95.
Una volta ho pensato che ci sono mondi meravigliosi e che nel mondo dei Fanno Finta Di Niente ci sono carte da gioco lunghe e alte come catamarani e fiammiferi che si accendono da soli e animali con le teste dieci volte più grandi dei loro corpi e miniere dove i minatori scavano per tirar su vagoni di idee filosofiche e orti di zucchine grandi come venti campi di calcio e cieli gialli e mari viola e alberi alati e steli di rose alti come montagne e treni di cioccolata e libri di piume e biciclette di gomma pane e chitarre con sedici manici e tappeti elastici grandi come laghi sui quali saltare fino a toccare le nuvole con dita di seta e tranci di pizze ai funghi che cantano e ballano e palazzi di calze e torri di mutande di pizzo e piazze di cappelli di paglia e caravelle scintillanti su onde di trucioli legnosi e colline di melanzane ripiene sulle quali vigila uno spaventapasseri con la pistola che di tanto in tanto fa girare il tamburo, solleva la canna e spara proiettili di baci.

96.
Una volta ho pensato di fare a pugni con la mia immagine riflessa sulla vetrina di un negozio di scarpe. Ho fatto finta di colpirla con un dritto allo stomaco e lei se l’è data a gambe.

97.
Una volta ho pensato di essere un Museo archeologico. Aprivo anche la notte ma certi turisti mi davano noia.

98.
Una volta ho pensato di lasciare invecchiare un mandarino. Invece di sbucciarlo e mangiarlo, l’ho poggiato su una scrivania e lì è rimasto per quasi un anno. Il mandarino pian piano ha iniziato a rinsecchirsi, a cambiare colore e diventare sempre più leggero. Poi è diventato scuro sul fondo, la buccia rugosa e porosa, non sembrava più neanche un mandarino. Un giorno Arturo mi ha detto “Ma cosa aspetti a buttarlo?”. Gli ho detto “Non lo so. Mi ci sono affezionato”.

99.
Una volta ho pensato che avevo ragione a darmi torto. Arturo non era d’accordo. Sosteneva che darsi torto fosse un’arte zen e che io non fossi né un artista né un monaco zen. Più ci pensavo più non riuscivo a dargli torto.

100.
Una volta ho pensato di essere un logaritmo naturale.

 

untaglionelcielo

 

nella foto, zen

 

 

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